18/11/2008
Da oggi sono... dottoressa!
Cari amici e amiche... ce l'ho fatta!!!
Già da qualche ora... sono dottoressa in Scienze della formazione e dell'educazione con voto 110/110 :)
Sono felicissima ma anche un po' confusa, non ricordo nemmeno le persone che mi hanno abbracciato e fatto gli auguri subito dopo. Il momento più emozionante (mi sentivo così leggeraaaa) è stato appena sono uscita, ho abbracciato mio zio che per me è stato come un padre in questi anni e tutti a piangere (ho perso anche il tocco con tutta quella confusione) seguite dalle mie cuginette, da mia zia, mia madre e i miei fratelli, le mie amiche e i miei cugini...
La seduta di laurea è stata davvero fantastica, i proff. erano interessati all'argomento e mi hanno fatto ripetere tranquillamente, la preside che era anche la presidente di commissione mi ha interrotto per farmi due domande (menomale così ho potuto prendere fiato!) ma è andato tutto bene ^^
Non riesco a dire altro, a descrivere quei momenti, ma sono stati belli, nonostante lo stress, le risate isteriche di stamattina prima di entrare, la paura di sbagliare...
Ho letto i vostri commenti... wow... grazie amici e amiche per essermi stati così vicini in questi momenti, grazie di cuore. Vi mando un abbraccio e una cascata di confetti rossi virtuali :)
dottoressa Lulù
19:13
Scritto da: tuaxsemprelulu
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15/11/2008
Countdown alla mia laurea
-3 giorni alla mia laurea!
Prima di tutto voglio ringraziare voi cari amici che in questi giorni mi siete vicini, scusate se non vi rispondo alle mail, ma sappiate che siete nei miei pensieri e nel mio cuore. Grazie per il supporto, per le belle parole, spero di darvi presto una bella notizia... A presto, Lory, Toki, Paolo, Angel... un abbraccio ad ognuno di voi!
Da qualche giorno mi sono chiusa a casa per organizzare il discorso e ripetere ripetere... e ancora ci sono dei passaggi su cui mi confondo, ma penso di farcela. Spero soltando che la commissione sia una buona commissione, soprattutto intelligente e di larghe vedute.
L'argomento della mia tesi è la tratta della nigeriane ai fini dello sfruttumento sessuale e quindi la prostituzione dal titolo: "Donne in vendita. Nuove schiave in viaggio verso i paesi della false speranze".
Eccovi il mio discorso per martedì che inizia con l'esperienza del tirocinio seguito dalla sintesi della tesi.
Il tirocinio è stato per me un'esperienza formativa importante perché ho potuto mettere in pratica ciò che avevo studiato sui libri in una realtà lavorativa in cui inizialmente ho operato con la guida del tutor ma dove pian piano ho acquisito autonomia e sicurezza.Nel tempo intercorso tra la prima e la seconda struttura ho svolto il servizio civile nazionale, perché credo fermamente nelle parole che l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha espresso nel messaggio alla Nazione nel 2003 e cioè che aiutando gli altri aiutiamo noi stessi arricchendoci di ideali ed esperienze che ci serviranno per tutta la vita. Il mio percorso di impegno civile è stato esaminato e convalidato dall'ufficio tirocinio come ore di tirocinio esterno.
Nei 12 mesi di intensa attività presso l'associazione ***, che si occupa principalmente di immigrazione e violenza sulle donne, sono stata a contatto con tante realtà tutte diverse per etnia, cultura, religione, lingua, status socio-economico e problematiche, dove fondamentali erano l’ascolto, la comunicazione e l’empatia.
Con lo svolgimento di attività molteplici che vanno dal segretariato sociale all’orientamento lavorativo per disoccupati italiani ed extracomunitari, dalla mediazione abitativa all’unità di strada, dalla mappatura del territorio catanese agli incontri nelle scuole per le campagne di sensibilizzazione, sono riuscita a vincere la mia timidezza e ciò mi porta oggi a cercare il confronto con gli altri, a mettermi sempre in gioco perché ho acquisito sapere, ma soprattutto saper essere e saper fare. La campagna pubblicitaria del SCN del 2006 recitava: “Il servizio civile nazionale: una scelta che cambia la vita. Tua e degli altri”, quando partecipai al bando pensavo che si trattasse solo di un semplice slogan, ma non è così. La mia vita è cambiata, perché grazie ad un’esperienza così intensa e altamente formativa sono cresciuta come persona, donna e cittadina attiva. E oggi faccio tesoro della conoscenza del territorio, degli enti pubblici e privati, di fenomeni come la tratta di cui sono venuta a conoscenza attraverso il servizio civile e che è diventato successivamente l’argomento della mia tesi di laurea.
Ancora oggi, nel XXI sec., uomini, donne e bambini vengono resi schiavi da altri uomini. È il fenomeno della tratta, un fenomeno non nuovo né per le tecniche né per le modalità in cui si realizza, ma che si presenta con il carattere della globalità tipica della nostra era. Infatti, il traffico di donne ai fini dello sfruttamento sessuale da parte di organizzazioni non più locali, ma divenute internazionali grazie all’uso di nuove risorse come quelle telematiche, va a soddisfare l’ingente richiesta di sesso a pagamento di quello che viene definito il mercato globale del sesso. Nel seguente lavoro la tratta e la prostituzione delle donne nigeriane, la cui presenza è in costante aumento sui marciapiedi italiani a partire dai primi anni ‘90, sono oggetto di un’analisi sociologica che ho sviluppato parallelamente attraverso i due “mondi” in cui il fenomeno si attua e cioè, l’Africa, segnata dalla povertà, dalla guerre civili e da un contesto culturale, linguistico, etnico e religioso estremamente variegato e l’Europa, vista come meta del benessere da coloro che spinti dal desiderio di una vita migliore decidono di emigrare, ma che è concretamente il luogo in cui tale schiavitù prende forma per rispondere alla domanda crescente di prostitute da parte dei clienti. Nel primo capitolo ho esplorato il fenomeno andando alla radice di esso definendo le cause della mobilitazione della donna e i luoghi di origine e destinazione. Due sono le linee guida fondamentali: da una parte la mondializzazione del mercato sessuale, attraverso cui sono indagati i cambiamenti avvenuti grazie ai nuovi mezzi di telecomunicazione e la rivoluzione dei costumi sessuali degli ultimi decenni, responsabili di una mutata concezione della prostituta da “male necessario” a “bene di consumo” e dell’affermazione di nuove forme di prostituzione come ad esempio l’enjokosai (l’usanza giapponese di prostituirsi in cambio di capi d’abbigliamento occidentali firmati) e dall’altra la Nigeria e il ruolo della donna in una società patriarcale dove, però, di fatto costituisce l’asse portante della famiglia, nonostante su di essa pesino difficili tradizioni e violazioni di diritti che la rendono più soggetta alla malattia e alla povertà, e a causa di quest’ultima una possibile emigrante – vittima di tratta.
Nel secondo capitolo l’argomento centrale è il trafficking, il cui significato è specificato attraverso un breve excursus della schiavitù tra passato e presente, per arrivare alla definizione di tratta da parte dell’Onu nel protocollo di Palermo del 2003, secondo cui consiste nelle azioni di ‹‹reclutamento, trasporto, trasferimento, ospitalità e accoglienza di persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o tramite il dare o ricevere somme di denaro››. Il traffico di esseri umani (trafficking in human beings) si distingue dal favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (smuggling of migrants), mirante ad ottenere un beneficio dal trasporto e ingresso illegale di una persona in un altro Stato, invece la tratta di esseri umani ricorre a metodi coercitivi o ingannevoli e mantiene le vittime in una condizione di schiavitù per diversi fini: sessuali, sfruttamento sui luoghi di lavoro, accattonaggio, traffico di organi, guerre, turismo sessuale e secondo i dati del Consiglio d’Europa e del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), le vittime di tratta sarebbero nel mondo quasi 27 milioni, di cui il 43 per cento per sfruttamento sessuale.
Per la prima parte della mia analisi ho consultato manuali di sociologi, ricercatori e operatori sociali impegnati in prima linea nella lotta alla tratta in quanto appartenenti al variegato mondo dell’associazionismo, essi peraltro sono stati i primi a dare l’allarme sul fenomeno della tratta. Nell’ultima parte del presente lavoro, il clou è rappresentato dall’analisi ermeneutica dei dati ottenuti attraverso l’intervista somministrata in setting face to face all’ assistente sociale dell’associazione *** che attraverso l’unità di strada svolta in zone in cui è esercitata la prostituzione nell’interland catanese, fornisce “servizi” che vanno dalla semplice informazione alla consulenza legale in merito all’attivazione di percorsi di fuoriuscita. Dall’indagine emerge che l’80% donne che sono costrette alla prostituzione sono di origine africana, il restante, quasi in egual misura, sudamericana e dell’est europeo ed hanno un’età compresa tra i 17 e i 27 anni, età che si innalza per le donne sudamericane. Le uniche differenze tra le vittime di trafficking riguardano i vissuti di tratta: le sudamericane sono apparentemente autonome ma spesso assoggettate a matrimoni servili in cambio del documento, le donne dell’Est Europa sono sfruttate da connazionali, di solito dai mariti o dai familiari, dietro la tratta delle donne nigeriane c’è invece un’organizzazione criminale definita nei dettagli e che si occupa del reclutamento, del trasporto e dello sfruttamento delle donne. Vi sono gli “sponsor”, investitori iniziali, che forniscono all’aspirante migrante donna le risorse economiche e la “maman” o “madame” che solitamente sono due: una rimane a gestire il traffico nel paese d’origine, l’altra nel paese di destinazione. L’accordo tra la donna e queste figure è spesso suggellato da un contratto e da riti vudù, facendo leva sull’importanza del senso dell’onore della cultura nigeriana e sulla paura di questi riti in quanto la religione animista influenza la vita della popolazione nigeriana, sia quella cattolica che musulmana. Le ragazze giungono in Italia affrontando percorsi molto lunghi che spesso prevedono l’attraversamento a piedi di tutta l’Africa settentrionale e vengono a conoscenza del debito che devono pagare alla maman, e che può variare dai 40 agli 80 mila euro, solo arrivate a destinazione. L’intervistata riferisce che le vittime di tratta alla presenza in strada dell’operatrice parlano poco e sono restie a rispondere alle domande, soprattutto per il controllo agito dalle connazionali stesse, magari quelle che sono in strada da più tempo. Per tale motivo si privilegia l’istaurarsi di una relazione “persona a persona” e non “operatore utente”, cioè conversazioni informali e piacevoli.
Per quanto riguarda il debito le ragazze ne parlano raramente a meno che non ci sia una chiara volontà di aderire ai programma di protezione sociale previsti dall’art. 18 (del D. Lgs. 286/1998), che sono finanziati dal Dipartimento Pari Opportunità attraverso progetti che prevedono la presa in carico (accoglienza, consulenza legale, alfabetizzazione, disbrigo pratiche, inserimento socio-lavorativo) delle donne vittime di tratta e la concessione di permessi di soggiorno per le donne che denunciano la loro situazione. La possibilità di convertire il permesso di soggiorno art. 18 in permesso di soggiorno per lavoro o studio si rappresenta come forma di fuoriuscita dalla condizione di tratta. L’Associazione *** che da anni agisce sul territorio siciliano ha aiutato ben 36 donne, in quasi 6 anni, ad aderire al programma ed uscire dal giro della prostituzione. Ma per poter concretamente aiutare l’unico soggetto sociale - la donna vittima di tratta - che nell’incontro tra le aspettative di guadagno dei criminali e i desideri sessuali dei clienti, non realizza il proprio sogno di speranza di condizioni di vita e di lavoro migliori, è necessario prescindere dai luoghi comuni e dai pregiudizi legati all’immigrazione clandestina, in quanto il traffico di esseri umani è invece connesso con il traffico di armi e droga come riportano le forze dell’ordine. Inoltre, bisogna continuare a lavorare sulla prevenzione, agendo nei paesi di origine attraverso l’informazione e la lotta alla corruzione dei governi locali, affinché nessuna altra donna si affidi ai trafficanti per poter emigrare.
Un altro importante passo avanti da fare è quello di prendere chiare decisioni a livello nazionale ed internazionale sulla prostituzione, perché se tale omissione nei dibattiti europei è diplomaticamente utile a non cozzare contro i diversi sistemi abolizionista (dove lo Stato si chiama fuori dalla disputa, senza proibire o regolamentare l'esercizio della prostituzione), regolamentarista (la prost è legale e regolamentata) e proibizionista (la prost è reato), in realtà non permette di affrontare pienamente la questione. L’omissione della questione nel dibattito e la mancanza di sollecitazioni di studi sull’argomento potrebbero, forse, derivare dal fatto che la maggioranza della componente politica è di sesso maschile, ma ciò che importa è la mancata attuazione di un piano realmente coordinato a livello europeo per combattere le terribili forme di sfruttamento ancora oggi esistenti. Inoltre l’analisi della prostituzione non può e non deve nascondersi dietro il perbenismo o le questioni di ordine pubblico, che sicuramente non sono di secondaria importanza ma si ricorda che respingendo la prostituzione al chiuso, sarebbe più difficile per le associazioni che operano nel campo, individuare le vittime ed aiutarle ad uscire dalla dura realtà della schiavitù.
Lulù
15:40
Scritto da: tuaxsemprelulu
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