16/07/2006

La saudade e le stelle




Accademia Do Fado:
Marco Poeta, Paolo Galassi, Matteo Moretti

Jorge Fernando

Argentina Santos

Enzo Gragnaniello

In un anfiteatro di pietra lavica sotto la magie delle stelle il fado portoghese unitamente alla canzone mediterranea hanno emozionato e appassionato un pubblico di cultori e curiosi.
Marco Poeta e la sua accademia a cui si è unita la chitarra di Jorge Fernando ha debuttato con alcuni fado strumentali, stupendoci con una rivisitazione di "Vitti na crozza". 
E poi il palcoscenico ha finalmente accolto lei, una donna fiera come una regina, potente con la sua voce, Argentina Santos. 
Ha cantato diverse canzoni tra cui "Amar Nao e Pecado", "Fado Antigo" e "Lagrima" con cui ha concluso la sua apparizione, per poi tornare ad allietarci alla fine.
Il fado si è unito alla canzone napoletana con Enzo Gragnaniello accompagnato dalla classica chitarra portoghese in un'esibizione che ha colpito per la sua passionalità, soprattutto nella canzone "Cu' Mme'" dove il napoletano si è esibito in un duetto con un'altra voce interessante, quella di Elisa Ridolfi che ha cantato in portoghese. 
Causa l'alto tradimento della mia fotocamera non posso postare nessuna foto, mi spiace perchè le avevo promesse a un amico conosciuto proprio per volere del fado o dovrei dire fatus?

Grazie mille al mio amore, che ieri sera non stava molto bene eppure mi ha fatto felice portandomi al concerto, grazie e auguri di buon onomastico!

Lulù

14/05/2006

Te quiero, te adoro, mi vida

Dos gardenias

Dos gardenias para ti,
con ellas quiero decir
te quiero, te adoro, mi vida.

Ponle toda tu atención,
porque son tu corazón y el mío.

Dos gardenias para ti
que tendrán todo el calor de un beso.
De esos besos que te di
y que jamás encontrarás
en el calor de otro querer.

A tu lado vivirán,
y hasta creerán que se dirán te quiero.

Pero si un atardecer,
las gardenias de mi amor se mueren,
es porque han adivinado
que tu amor me ha traicionado,
porque existe otro querer.

Dos gardenias para ti
que tendrán todo el calor de un beso.
De esos besos que te di...

Y es que a tu lado vivirán,,
como cuando estoy contigo
y hasta creerán que se dirán te quiero.

Pero si un atardecer,
las gardenias de mi amor se mueren,
es porque han adivinado
que tu amor me ha traicionado,
porque existe otro querer.

Testo scritto da Isolina Carrilo nel 1930



Due Gardenias per voi
Con questi significo dire:
Ti amo, adoro voi, la mia vita
Occuparseli di perché
Sono vostri cuore e miniera.

Due Gardenias per voi
Con tutto il calore di un bacio
Come quelli che ho dato voi
Baci che non conoscerete mai
Nell'abbraccio di un altro.

Vivranno al lato di voi
E colloquio a voi come
E persino crederete
che li sentite dire: Ti amo.
Ma se l'una sera tarda
Il Gardenias dovrebbe morire 
E' perché sanno
Che lo avete denunciato
E quello amate un altro. 

Voi state ascoltando l'interpretazione di un uomo di cui mi sono innamorata vedendo il film documentario di Wim Wenders "Buena vista social club":



Ibrahim Ferrer (1927 Santiago de Cuba - 2005 L'Havana) 

L'artista cubano era ritornato agli onori delle cronache alla fine degli anni '90 con la costituzione, su impulso del chitarrista statunitense Ry Cooder, del gruppo 'Buena Vista Social Club' insieme, fra gli altri, a Compay Segundo ed a Omara Portuondo.
Qualche tempo fa, in occasione di una tournee in Spagna per la presentazione del suo ultimo disco 'Mi sueno: a bolero songbook' (Il mio sogno), Ferrer disse che "la cosa migliore che so fare è cantare boleri, che è poi quello che mi è più richiesto".

Ferrer cominciò la sua carriera artistica a 13 anni, giusto un anno dopo aver perso la madre, prima con il gruppo 'Los jovenes del son' (I giovani del son) e poi con altri gruppi cubani a Santiago, fino ad integrare negli anni '50 la allora piu' popolare orchestra di Cuba denominata 'Chepin-Choven', fatto che lo spinse a trasferirsi a L'Avana.

Successivamente aderì alla leggendaria 'Orquesta Ritmo oriental' lavorando con Beny Morè, conosciuto come 'Barbaro del ritmo' (Lo straordinario del ritmo) e considerato il musicista cubano più importante del 20/o secolo.

Durante tutta la sua carriera Ferrer pensò di essere perseguitato da una cattiva sorte e per questo negli anni '80 decise di ritirarsi dalla scena , fino a quando oltre un decennio piu' tardi il successo bussò nuovamente alla sua porta allorchè Cooder per il suo progetto 'Buena Vista Social Club' chiese una voce 'calda' per il bolero, rimanendo colpito dal talento e dalla presenza di Ferrer.

Lo stesso Ferrer ha partecipato alla registrazione di un album nominato per i Grammy 'Afro-Cuban All Stars' ed è stato quindi vincitore del Grammy 'Buena Vista Social Club', del quale sono state vendute sei milioni di copie.

Il suo secondo cd, 'Buenos Hermanos', ha vinto il Grammy Latino per la categoria Miglior musica tropicale tradizionale, aggiungendosi ad altri artisti di talento come Bebo Valdes, Celia Cruz e Tito Puente, che pure avevano ottenuto in precedenza questo riconoscimento.
(http://www.repubblica.it/2005 /h/sezioni/spettacoli_e_cultur a /ferrer/ferrer/ferrer.html)


Omara Portuondo, Ibrahim Ferrer and Ruben Gonzalez

Il film di Wenders merita un post a parte e forse qualche giorno lo farò, ma per oggi voglio solo farvi gustare una canzone che ultimamente ascolto a ripetizione.
Un testo semplice reso unico dalle voci che lo hanno interpretato, calde come quel te quiero, te adoro che, permettetemi di fare un'osservazione fosse un po' ingenuotta, se tradotto in un ti amo, in un i love you, in un ich liebe dich non avrà mai quella stessa musicalità ed intensità.


Dos gardenias para ti, mi bloggers! ^__^

Lulù 

05/05/2006

...Alchimia di sangue e poesia...

Posto un articolo, col permesso dell'autore Piero Martiradonna, che ho trovato davvero molto interessante oltre che puntuale e ben scritto, dove si "sente" la passione per questo genere musicale e per il Portogallo.

IL FADO
Quando cantare fa male.
Bisogna abbandonarsi completamente al suo fascino malinconico, lasciarsi cullare dalla sue note struggenti per scoprire l'anima più segreta di Lisbona, che soltanto il fado sa rivelare, poiché esso costituisce una componente essenziale dell'animo lusitano, tanto da essere stato definito "il sesto senso che distingue il portoghese".
La parola fado viene dal latino "fatum" e significa destino, fato.
Come ha poeticamente sottolineato lo scrittore tedesco Reinold Schneider,
"qui, dove tutto è sentimento, il canto si fa destino e il destino, a sua volta canto", aggiungendo che questa musica esprime "lo struggimento, l'anelito proteso verso mete che sono al di là, nell'azzurro delle nuvole, fuori dalla nostra portata, è il lamento per l'uomo che è perduto per la trama di inganni che regge il mondo, per i nostri desideri che sono tutti irrealizzabili".

LA SAUDADE
Il fado infatti non è soltanto una forma musicale, è anche un modo di stare al mondo e concepire la vita, strettamente legato alla "saudade", un vocabolo e un sentimento così profondamente portoghesi da renderne praticamente impossibile la traduzione in altra lingua: si tratta stranamente di una nostalgia del futuro che non va esorcizzata ma
vissuta sino in fondo. Il fatalismo che lo impregna affonda certamente le radici nella storia del Portogallo, che è fortemente segnata dalla esperienza delle scoperte e dalla colonizzazione in Africa, America meridionale ed Asia.
Questa proiezione oceanica ebbe come protagonisti i navigatori lusitani che svilupparono, a causa della precarietà e insicurezza in cui vivevano durante le traversate, un acuto enso della nostalgia della patria lasciata, unita alla coraggiosa accettazione del proprio destino.
La teoria secondo cui il fado sarebbe nato al tempo delle spedizioni oceaniche, tra il Quattrocento e il Cinquecento, se pur priva di fondamento storico, è quella che ha maggiormente colpito l'immaginazione dei poeti e dei fadisti. Infatti il testo del famoso "Fado portugues", scritto dal poeta portoghese José Régio ed interpretato da tutti i più importanti cantanti del genere, così descrive la sua nascita:

"il fado è nato un giorno
in cui il vento alitava appena
e il cielo si prolungava nel mare
sulla murata di un veliero
nel petto di un marinaio
che così triste cantava
ahi che grande bellezza
la mia terra, la mia montagna, la mia valle
di foglie, fiori e frutta d'oro
guarda se vedi terra di Spagna, spiagge di Portogallo..."

LE ORIGINI DEL FADO
Le sue origini sono piuttosto controverse ed esistono varie versioni, tra le quali quella molto diffusa che lo vorrebbe proveniente dal Brasile. E' indubbio che esso è il prodotto della commistione di molte influenze musicali tra cui il lundum, una danza brasiliana di origine africana, le melodie della musica araba e i canti dei gitani che si fusero con il ricco patrimonio della musica popolare autoctona.
In realtà costituisce un fenomeno relativamente recente, avendo fatto la sua apparizione nella prima metà dell'Ottocento nei quartieri popolari di Lisbona come Alfama e Mouraria; si sviluppò nelle taverne e nelle case di malaffare, luoghi frequentati dagli strati più bassi della popolazione e da personaggi chiamati "faia", guappi abbigliati in maniera ricercata e sempre forniti di coltello. A questo primo periodo risale la figura mitica della cantante
Maria Severa, la cui storia d'amore con un nobile e la sua morte prematura contribuirono a far conoscere il fado e ne resero indimenticabile la figura.
All'inizio del XX secolo iniziò a essere cantato in ambienti più rispettabili come i caffè e i ristoranti, divenendo poi una forma di spettacolo per un pubblico più ampio. Con l'avvento della dittatura nel 1926, fu prima avversato dalle autorità per il suo carattere equivoco e la tendenza a politicizzarsi in senso libertario e socialista, poi accettato e
persino incoraggiato quando tornò ad assumere un atteggiamento di fatalismo
e rassegnazione. A partire dagli anni 40, e per circa vent'anni, il fado visse una fase di grande creatività, raggiungendo l'apice della sua espressività, grazie all'apporto di testi scritti da poeti come David Mourao-Ferreira, Alexandre O'Neill e José Régio ed al virtuosismo di cantanti e musicisti, senza che per questo venissero tradite le sue radici
popolari.
Dopo la cosiddetta "rivoluzione dei garofani" del 1974 che pose fine al lungo regime autoritario e corporativista, fu accusato di connivenza con la dittatura dagli ambienti politici e culturali della sinistra, per non aver saputo rappresentare le istanze di cambiamento presenti nella società portoghese. Soppiantato nel gusto dei giovani soprattutto dal rock, a partire dagli anni 80 il fado ha avviato una fase di rinnovamento,
aprendosi all'influenza di diversi generi musicali.

GLI STRUMENTI
Gli strumenti che solitamente accompagnano il canto sono la chitarra classica, chiamata in Portogallo viola, e la chitarra portoghese, strumento con sei corde metalliche doppie, la cassa a forma di pera ed il fondo piatto, dal vibrato metallico, simile al suono del clavicembalo.



Introdotta dagli inglesi a metà del Settecento a Porto, si diffuse in seguito a
Lisbona e Coimbra. Queste due città hanno sviluppato due forme differenti di fado:
più aspro e dolente quello della capitale, più lirico e romantico quello nato negli ambienti studenteschi dell'antica città universitaria.
Ma la grande protagonista di questa musica è la voce, perché è nella voce che si compie "l'alchimia di sangue e poesia che a poco a poco si trasforma in fado", per usare le parole del poeta Manuel Alegre. Voci come quella potente e ricca di sfumature di Amalia Rodriguez o quella di Alfredo Marceneiro, sensuale e fragile come carta velina, ed anche dei tanti altri cantanti che si potrebbero citare, tutti accomunati dalla capacità di trasmettere nell'ascoltatore la "saudade", di fare del canto "qualcosa che pulsa nel
cuore batte nel polso" e "che fa male quando si canta".
(Piero Martiradonna)

Mille grazie,
Lulù

21/04/2006

Cesaria Evora sta alla Morna come Amalia Rodriguez sta al Fado

Così mi scrisse qualcuno qualche giorno fa...
Il tutto è cominciato con una splendida "besame mucho" cantata da Cesaria Evora ed è continuato con una mia ricerca su chi fossero queste donne e su cosa cantassero.

Cize

Cesaria Evora

Nata il 27 agosto 1941 a Mindelo, sull'isola di San Vicente, Capo Verde, Cesaria Evora è la più conosciuta interprete della "morna", stile che unisce le percussioni dell'Africa occidentale con il fado portoghese, la musica brasiliana e i canti di mare britannici.
Cesaria Evora, "Cize" per i suoi amici, grazie alla sua grande voce e al suo aspetto stupefacente si mise presto in luce, ma le sue speranze di diventare una cantante professionista non si realizzarono completamente. La cantante Bana e l'associazione delle donne di Capo Verde la invitarono a Lisbona per incidere qualche brano, ma nessun produttore discografico si mostrò interessato. Nel 1988 Josê Da Silva, giovane francese originario di Capo Verde, le propose di recarsi a Parigi per incidere un album. Cesaria accettò: aveva già 47 anni, non era mai stata a Parigi e non aveva nulla da perdere.
Nel 1988 la Lusafrica produce il suo primo album, "La Diva aux pieds nus", il cui brano "Bia Lulucha", una coladera con il gusto dello zouk (tutti balli tipici delle isole), diventa molto popolare presso la comunità di Capo Verde. "Distino di Belata", il suo secondo album, uscito due anni dopo, contiene mornas acustiche e coladeras elettriche. Il lavoro non ottiene un grande successo e la sua etichetta discografica decide di realizzare un album acustico, poi realizzato in Francia, patria di alcuni suoi entusiasmanti concerti.
"Mar Azul" esce alla fine dell'ottobre 1991 e il consenso comincia ad ampliarsi. L'album é trasmesso dalla FIP Radio da France Inter e da molte altre radio francesi e anche il suo concerto al New Morning Club registra il tutto esaurito. Questa volta il pubblico è composto in prevalenza da europei entusiasti, segno che Cesaria Evora ha sfondato davvero, riuscendo a superare le barriere di gusto e di genere.
L'anno dopo è la volta di "Miss Perfumado" che la stampa francese accoglie con calore proporzionato all'oggettiva bellezza dell'album. I critici fanno a gara per cercare di definire questa artista singolare: i paragoni con Billie Holiday si sprecano. Cominciano anche a circolare quegli aneddoti, quei piccoli particolari su di lei che diventeranno parte della sua leggenda: il suo amore smodato per il cognac e per il tabacco, la sua vita dura in quelle isole dimenticate, le dolci notti di Mindelo e così via.
Dopo due anni di successi arriva anche la consacrazione di un mostro sacro della musica brasiliana: Caetano Veloso sale sul palco con lei per accompagnarla durante un'esibizione a San Paolo, gesto che equivale ad un battesimo ufficiale. Veloso dichiara che Cesaria figura tra le cantanti che lo ispirano. Cesaria Evora trionfa anche in Spagna, Belgio, Svizzera, Africa e nei Caraibi. Attraverso la Lusafrica firma un contratto con la BMG e l'antologia "Sodade, les plus belles Mornas de Cesaria Evora" viene pubblicata in autunno. A questo si affianca l'album "Cesaria", disco d'oro in Francia e successo internazionale, soprattutto negli USA, dove ottiene una "nomination" per il Grammy Award.
Intanto il suo grande amore per il contatto diretto con il pubblico non si esaurisce. Dopo una serie di concerti a Parigi parte per la sua prima tournèe negli Stati Uniti dove richiama folle di tutti i generi. Madonna, David Byrne, Brandford Marsalis e i tutti i più grandi artisti di New York corrono per assistere al suo concerto al Bottom Line. Goran Bregovic invece, geniale compositore di colonne sonore e di musiche "balcaniche", la invita a registrare "Ausencia" per la colonna sonora di "Underground", diretto da Emir Kusturica. Poi dopo un massacrante tour in cui tocca mezzo mondo (Francia, Svizzera, Belgio, Brasile, Germania, Hong Kong, Italia, Svezia, U.S.A., Canada, Senegal, Costa d'Avorio e Inghilterra), registra un duetto con l'ormai fidato Caetano Veloso per il progetto Red Hot & Rio.
(Da http://biografie.leonardo.it)

Malia
Nel Fado di questo secolo non c'è stata altra regina se non Amalia Rodrigues.
La Regina è morta nel 1999. (Per me la morte è non cantare più, era solita affermare).
Per molti il Fado rappresenta la musica popolare portoghese e invece non è altro che il suono di alcuni quartieri della capitale lusitana (Alfama, Mouraria), nei quali si sono concentrati il mondo marinaro mescolato alla malavita e alla prostituzione. Di sicuro, tra le tante incertezze sull'origine di quel genere musicale, c'è solo quell'immensa distesa d'acqua simbolo dell'ignoto che sovrasta la vita e il quotidiano della gente di Lisbona.
Per molti il Fado è nato su una nave che si allontanava in cerca di fortuna e di terre da conquistare o su un veliero di ritorno abbattuto dal vento e dalla malasorte. Il Fado raccoglie l'eredità del Fatum latino, di quel destino, spesso avverso, che condanna gli uomini, e soprattutto le donne, all'attesa su un molo o su una spiaggia, avvolte da uno scialle nero. Fu quella l'iconografia ripresa, alla metà del secolo scorso, da Maria Severa Onofriana, una prostituta considerata il mito per eccellenza di questa musica, colei che cantava nelle bettole e nelle osterie del porto avvolta in un grande scialle nero. La stessa immagine ripresa da Amalia Rodrigues sin dal suo apparire sulle scene nel 1939 quando debuttò nel Retiro da Severa, il locale più importante del fado di quegli anni.
Per Amalia, il Fado è una ferita che canta.
Amalia de Piedade Rebordao Rodrigues era nata a Lisbona, nel quartiere operaio di Alcantara, a due passi da Alfama, nel 1920. Sin da bambina era rimasta affascinata da quel suono triste. Lo aveva ascoltato in una grande piazza dove si proiettavano film. Dei musicisti intrattenevano il pubblico tra una proiezione e l'altra. Quel suono, un lento mescolarsi di nenie arabe e di tragedia, entrò nel suo sangue e la conquistò per quel misto di nostalgia e di rimpianto, per quel senso di instabilità emotiva e di momentanea allegrezza che trovò spazio nei dizionari sotto il termine di saudade (in stretta somiglianza con la sodade della morna di Capo Verde e la saudade brasileira della bossa nova, ma anche in stretta relazione, per i luoghi e le sorti, del tango d'Argentina e del rembetiko ateniese).
La vita scorreva lenta nel mondo di Amalia. Fu allevata dai nonni e non frequentò moltissimo la scuola. Aveva però, tra le cose più care, due libri. Uno di geografia, ricco di terre e mari, di viaggi e di sogni  e uno di poesia, pieno di parole che arrivavano dritte dritte al cuore. Quando andava in giro per la città faceva il possibile per comperare dei piccoli foglietti con le canzoni che i ciechi vendevano all'angolo delle strade. Iniziò presto a lavorare. Piccolissima, vendeva arance ai marinai del porto, come sua madre, d'altro canto. A dodici anni sua nonna voleva che imparasse a ricamare e la mandò da una sua amica esperta. Si stancò presto. L'anno dopo entrò, come operaia, in una pasticceria ma il suo sogno rimaneva la musica. Cantava da sola e sognava malinconicamente le storie che riusciva a vedere al cinema e un pensiero continuo le girava per la testa: quelle canzoni avevano bisogno di un'innovazione. Intuì che era il testo di quei fados che andava cambiato. E le venne in aiuto quel suo vecchio libro di poesia. Ecco l'intuizione! Elevare a dignità poetica il testo di una canzone popolare. Iniziò che non aveva ancora vent'anni e si mise subito in luce tra i nuovi autori dell'epoca. A piccoli grandi passi superò tutti gli ostacoli. Si sposò a 19 anni contro il parere dei familiari. Suo marito, Francisco Cruz, era operaio e si dilettava con la chitarra. Amalia si separò dopo tre anni lasciando trascorrere altri vent'anni prima di risposarsi con Alain Oulman.
"Se vuoi essere il mio uomo / E avermi sempre accanto/ Non parlarmi d'amore / Ma raccontami del fado / Il fado è la mia condanna / Sono nata per essere perduta / Fado è tutto ciò che dico / E tutto ciò che non posso dire" ha sempre amato cantare in Tudo isto è fado, un classico del suo repertorio.
Di locale in locale finì per debuttare anche al famoso teatro Maria Vittoria nel 1940. I suoi già molti fan attendevano le incisioni discografiche ma il suo impresario, José de Melo era convinto che i dischi le avrebbero rovinato la carriera e soprattutto i concerti. Dovette finire in Brasile, allora, per dar inizio a quella lunga carriera discografica che la porterà ad incidere ben 170 album.
Il musicologo Rui Vieira Nery ha proposto una suddivisione della carriera di Amalia in quattro periodi. Fino agli anni Cinquanta l'artista è immersa nel fado tradizionale che le permette di affermarsi come interprete di talento. Nel secondo periodo (gli anni Cinquanta) il fado tradizionale si mescola con il fado cançao (la forma canzone del fado) di Frederico Valéro, Raùl Ferrao e Frederico de Freitas, stimatissimi autori di quegli anni. Gli anni Sessanta vedono la piena maturità della sua interpretazione e il riconoscimento internazionale. Questa epoca è segnata dalle innovazioni di suo marito, il compositore Alain Oulman, grande estimatore di Leo Ferré per le sue interpretazioni dei poeti francesi, il quale applica sistematicamente gli stessi schemi della poesia dotta alle canzoni della Rodriguez. (gli autori preferiti dell'epoca sono Luis de Camáes, Pedro Homem de Mello, Alfredo Duarte, Francisco e Antonio Menamo). L'ultimo periodo è quello in cui Amalia continua a mietere successi senza però trovare adeguati autori degni del suo miglior repertorio e livello.
Secondo Salwa El-Shawan Castelo-Branco, etnomusicologo dell'Università di Lisbona, Amalia Rodriguez ha apportato molte innovazioni nel modo di cantare il fado. Innanzitutto ha introdotto la creatività nelle melodie. L'artista ha utilizzato dei processi melodici e ritmici come l'ornamento, il rubato e il glissando per accentuare magistralmente il significato delle parole e delle emozioni sottostanti. Guidata da una sensibilità poetica, le sue interpretazioni realizzano ciò che lo scrittore David Mourao-Ferreira caratterizza come la suprema alleanza tra la voce, le parole e la musica.
La Regina è morta. Lunga vita alla Regina. Gran Croce dell'Ordine di Santiago, massima onorificenza del Portogallo e Ambasciatrice della cultura portoghese nel mondo, Amalia Rodriguez, affascinante e struggente, continuerà sempre a cantare attraverso le sue numerose incisioni. Intanto il Portogallo, memore della sua Storia e in rispetto profondo della sua tradizione popolare, ha decretato tre giorni di lutto nazionale nel 1999.
(da www.kwmusica.kataweb.it/)



Ascoltando le loro canzoni mi innamoro di terre lontane, di tempi passati, di voci immortali... Immagino amori difficili e impetuosi, vite vissute fino all'ultimo respiro, all'ultimo bacio. 

Lulù