07/08/2008

Forum di Annette & Spyro

Salve a tutti!

Sono qui per segnalarVi un nuovo forum online solo dopo la mezzanotte (08/08/08) e creato da due amici blogger della piattorforma di Dada: Annette e Spyro!

 http://annette-spyro.forumfree.net

 Si parlerà di telefilm con notizie e spoiler, giochi, Giappone con lezioni di lingua, anime, manga, J-music e molto molto altro!

Domani dateCi un'occhiata, son sicura che non Ve ne pentirete,

parola di Lulù

 

Ps: ci sono anche io ;-)

 

21/03/2008

Ragazza del terzo millennio

Roberto Pedicini: the voice

Testi di Diego Cugia

"Ragazza del Terzo Millennio, ti credo anche quando sei cattiva. Quando con i maschi ti comporti da maschio e ci bruci il cuore. Quando ci soffi il posto, usando le tue arti femminili con un nostro superiore; e quando sei atleticamente più forte dei nostri polmoni fumati, e ci cavalchi in letti di frontiera.

Ragazza del Terzo Millennio, ti consegno la bandiera del progressismo, sei tu l'uomo moderno, mi inchino. E voi datemi pure del disertore, fratelli maschietti, ma io questo spettacolo non me lo perdo, questi fuochi femminili d'artificio, soltanto perchè non sappiamo accettare una sconfitta della specie. Onore ai caduti per le belle donne, invece: venite con me in tribuna ad assistere all'evoluzione del genere umano!

Ragazza del Terzo Millennio, nelle officine, nelle multinazionali, nelle università, negli studi professionali, tra le mura domestiche: tra le tue mani deposito il mio logoro primato di maschio. Mi raccomando, incassa il futuro anche per me. Sì, ragazza, credo alla tua leggerezza infaticabile, alle tue gambe di gazzella, al ritmo elettrico del tuo cuore d'assalto. Sei migliore di me, parli di meno, conquisti di più. Negli ultimi cinquant'anni hai posseduto tutti i traguardi maschili, attaccando i nostri secolari imperi: in campo sessuale, politico, organizzativo, amministrativo, domestico e militare. Sei ancora in minoranza, ragazza, ma sei dentro, sei ovunque, ci sei. A nome del genere maschile ti dichiaro più lucida, più generosa, più determinata, più audace, più scaltra, più colta e più creativa.

Non sono un femminista, nè un maschilista fallito. Sono l'uomo che brucia, sono il tuo compagno, quello che ti conosce, che non ha paura del tuo grido di femminilità, nè di notte, che hai il ruggito delle tigri, nè di giorno, che usi la lingua del lavoro. E sono felice che tu sia avanti, perchè te lo sei meritato nell'arco dei secoli, ragazza del Terzo Millennio. E so che da un momento all'altro irromperai nella stanza dei bottoni, e farai ammutolire generali e presidenti. Perchè sono sinceramente convinto, ragazza, che se tu avessi in pugno già adesso le redini dell'umanità le guerre comincerebbero a spegnersi e la grande industria a tirare. Ma questo il vecchio potere maschile non l'ha capito nè troppo nè poco.

Non demordere, stringi i denti, sfonda i beceri luoghi comuni, il razzismo sessuale, le sacre opportunità, le pigre consuetudini. Càlati prepotentemente in te stessa, assumi tutte le tue infinite sfaccettature, dsorientaci fino a farci perdere il controllo e rassicuraci assumendo tu il comando.

Sei già in grado di farlo, ragazza del Terzo Millennio, senza eroismi nè vittimismi, perseguendo fino alle estreme conseguenze il tuo essere completamente donna.

Tu sei la mia speranza, ragazza, e la mia ultima bandiera. Quest'uomo di confine che ti augura di vincere sogna di entrare nel vero Terzo Millennio con a fianco una compagna come te. Sì, è già quasi possibile, adesso, ora.

Resisti, ragazza del Terzo Millennio, e soprattutto: osa."

Ho sempre amato Jack Folla, frutto della mente di uno scrittore e della voca calda di un doppiatore che sposerei solo per sentire pronunciare il mio nome da lui!

Grazie alla rete sono riuscita ad avere diversi pezzi del programma radio, alcuni come questo sono davvero unici.

Lulù

04/12/2006

A black rose


"La maschera della notte è sul mio viso...

Mi ami davvero? So che mi dirai di sì e che io ti crederò.

Ma so che se anche giuri potresti ingannarmi.

Giove, dicono, sorride agli spergiuri degli amanti.

Perciò, dolce Romeo, se mi ami, dillo davvero, oppure,

se credi che con troppa facilità mi sia lasciata vincere,

farò la ritrosa e la cattiva, dirò dei no,

così tu potrai corteggiarmi..."

William Shakespeare, da "Romeo e Giulietta"



27/10/2006

Happy ending?

Eccovi il finale al raccontino, che avete letto nel post precedente, scritto da voi e chiunque voglia dire la sua lo può fare tranquillamente, aggiungerò con piacere le vostre idee.
Mi piacerebbe dare un'interpretazione al vostro finale, perchè penso che questo contenga la vostra opinione sul mondo delle chat, degli incontri virtuali, delle relazioni... ma preferisco che ognuno di noi dia la propria al momento della lettura senza poi influenzare gli altri.
Adesso bando alle ciancie, ecco che avete scritto dall'ultimo al primissimo di Roberto  ^__^

scritto da: figuratore Vai al suo Virgilio Blog il 27-10-2006 alle 09:43
mi associo a lenin! però interessante..

scritto da: idio_teque Vai al suo Virgilio Blog il 26-10-2006 alle 11:49
'giorno Lulù!!! allora io c' ho pensato...mi piacerebbe un finale triste di questo tipo...loro si incontrano quotidinamente in chat...passano dei momenti molto piacevoli e , senza quasi accorgersene , si innamorano l' uno dell' altra. ma non si sono mai visti, mai toccati, mai guardati negli occhi. i loro odori sono sconosciuti. decidono di incontrarsi. sono eccitati all' idea di completare quella loro conoscenza fino ad allora solo virtuale con qualcosa di finalmente fisico, tangibile, sensoriale. guardarsi, toccarsi, odorarsi...asco ltare le loro voci non più solo attraverso un freddo apparecchio telefonico. ma succede che i due, lui con in mano una rosa rossa , lei con indosso un vestito celeste...a pochi metri l' uno dall' altra si guardano...si scrutano...sann o chi sono, ma non si riconoscono...n on si riconoscono come tutto quello che erano in quella chat, sono qulacosa di diverso...che percepiscono come estraneo. provano paura, smarrimento. quello che credevano di essere in realtà non è...lui fa pochi passi alla sua sinistra, verso il cassonetto...getta via la rosa rossa, regalo per lei e simbolo di riconoscimento. ..lei intanto era già scomparsa nella folla.

Scritto da: fantedicuori67 il 25-10-06 alle 20:47
E un giorno, anzi una notte, si addormentarono entrambi davanti al pc dopo ore di estenuanti conversazioni filosofiche.


Scritto da: 72lenin il 25-10-06 alle 14:27
Beh un giorno lui si è beccato un virus sul pc e lei, credendolo morto si suicida. Lui accorre, e vedendola morta, si suicida a sua volta. Poi arriva il Webmaster e banna tutti i presenti della chat.


Scritto da: scorpio441 il 24-10-06 alle 22:18
Ciao Giusy.Perchè non li fai incontrare quei due e scoprire che lui non è uno studente di ingegneria, ma il maritino virtualmente ed innocentemente tradito?? Buona notte da nonno Roberto con un bacino in fronte prima della ninna nanna!!


Grazie a tutti,

Lulù

24/10/2006

Un giorno...?


"...sarà tutto senza mai esser stato nulla...
o potrebbe essere nulla pur essendo stato tutto..." 
                                                         ...scrisse una volta un tale


Si conobbero in rete, due sconosciuti come tanti, due sconosciuti soli in mezzo a tanti.
Lui era uno studente di ingegneria al quarto anno, lei la sposina perfetta.
Entrambi avevano 25 anni eppure erano così diversi, avevano fatto scelte diverse.

Una sera l'incontro in una chatroom, dove una trentina di persone discuteva sugli argomenti più disparati, dall'ultimo reality alla finanziaria, da versi improvvisati che nulla avevano da invidiare alle citazioni dei Baci Perugina al gravoso problema dei peli superflui... ma nessuno poteva fare obiezioni, era la stanza delle chiacchiere libere e tali erano.

L'attenzione di Horror_vacui fu attirata da un nick non molto frequente e impulsivamente le mandò in privato un semplice ciao, quasi convinto che lei non avrebbe mai risposto.
Lei era DeAnima. E rispose...
La comune passione per la filosofia li faceva incontrare spesso, quasi giornalmente.
E chiacchieravano per ore ed ore sul metodo, sull'essere, sulla felicità, su Dio.

Un giorno.......



Come la farfalla che va di fiore in fiore gironzolavo in rete andando da una chat all'altra, quando mi è venuta l'idea per l'inizio di un racconto, precisamente quel poco che avete appena letto.
E poi? Che finale dareste voi a questa mini-storia?

la vostra Lulù

Ps: Nulla di vero, i nick son venuti fuori dal libro di filosofia su cui sto studiando ultimamente.



08/06/2006

Un naufrago in terra, ve lo presento...

Cari amici blogger,
vi propongo il blog di Piero

http://blog.libero.it/atlanti co/

Poesia, 
viaggi emozionanti, 
arte in qualsiasi forma essa possa esprimersi, 
riflessioni quotidiane di uno scrittore e un traduttore per passione,  
un animo sensibile, 
un naufrago conosciuto per caso.

Dal suo naufragar:

La fermata
Le code, il sudore, i baci.
I punti rossi della mappa.
Le code, il sudore, i baci.
L'attesa.
Sapere che niente cambia.

Mina Bárcenas
(trad. arimatec)

Chi volesse vedere le altre foto di "Territorio de nadie", può collegarsie al sito http://arch1.cubaencuentro.co m/20051028.html e poi cliccare su Galeria.

09/05/2006

Il castello sulla collina




E' Ruggero D'Altavilla che costruì il maestoso castello sulla rupe lavica di Paternò ed è sempre lo stesso Ruggero che fece costruire a scopo difensivo i castelli di Adrano, Motta, Troina, Nicosia e in tanti altri comuni dell'isola. Secondo le affermazioni del coevo monaco benedettino Goffredo Malaterra, il castello di Paternò sorge su alcuni resti di una costruzione araba fatta costruire dall'emirato musulmano dell'epoca a scopo difensivo. Questo monaco era sempre al seguito dell'Altavilla con il compito non solo di raccoglierne e divulgare le gesta, ma anche perché Ruggero notò l'esigenza di contrapporre all'elemento arabo ormai presente, la cultura cristiana. Egli vedeva di buon animo il nascere di comunità religiose per riaffermare il culto cristiano. In un mondo in cui infuriavano guerre e disordini, violenze e corruzione, il monastero benedettino sviluppava un nuovo modello di società, dove al posto del concetto della proprietà privata e del privilegio subentrava la cristiana solidarietà fraterna. A Paternò diversi erano i monasteri ( S. Leone, S. Vito, S. Nicolò, L'Alena). Col tempo il castello normanno non ebbe solo motivi bellici ma anche amministrativi e residenziali. Molti i personaggi storici che lo hanno abitato il più famoso è Federico II di Svevia che vi soggiorno nel 1221 e nel 1223. Il castello fu poi abitazione della regina Eleonora D'Aragona alla morte di Federico II D'Aragona avvenuta nel 1337. Divenne in seguito dimora della regina Bianca di Navarra che nel 1405 dall'alto del castello normanno promulgava le "Consuetudini della comunità di Paternò". Il castello infine passò poi alla famiglia Moncada, dinastia che governò la città per quattro secoli e che lo adibì ,per periodi, a pubbliche carceri.Alcuni graffiti ne sono la triste testimonianza. (http://www.icastelli.it/regio ni/sicilia/catania/paterno.htm)



Questa è la magnifica vista che si può ammirare dalla mia adorata collina, la parte per me più bella del paesello, in cui ho ricordi che vanno dall'infanzia, quando mi ci portava il mio papà per farci le fotografie, ad oggi quando ci vado coi miei amici o il mio amore, ad ascoltare musica, a mangiare qualcosa quando non ci va di stare dentro un locale, a chiacchiare...
Sulla collina oltre il castello normanno (a turri), ci sono la Basilica Santa Maria dell'Alto (a Matrice), il convento di San Francesco dove vengono celebrate le nozze civili o tenute importanti conferenze, il vecchio cimitero con cappelle ricchissime di decori e le tombe monumentali dei nobili, qualcuna ha un aspetto un po' macabro e così girano strane storie tra noi ragazzi come per questa qui sotto che si trova nella parte meno illuminata della collina...



Alla collina ci si può arrivare con la macchina da due strade lastricate in pietra che la fiancheggiano o anche a piedi da due scalinate, una è questa e su di essa c'è un piccolo aneddoto da raccontare. Quando mia mamma era incinta di 9 mesi ed io non ne volevo sapere di nascere, le consigliarono di salire la scalinata anche se poi servì a poco e fu necessario il parto cesareo.



E questa è la scalinata in una foto antica, vista dal basso:



Dedicato ad un cavaliere...
Te l'avevo detto che ti ci avrei portato e a piedi per giunta...

Lulù


Ps: Le foto che vedete sono opera della mia sorellina, ovviamente tranne l'ultima.
Per i curiosi: http://www.comune.paterno.ct. it/principale.htm


18/04/2006

Il BACIO visto da voi...

Scritto da: diario.dibordo il 17-04-06 alle 23:45
Come lo vedo io? Liquido, sensuale, indecente, poetico, danzante, delirante, omicida, incollato, inossidabile, caldo, ubriacante, carnale, penetrante, mieloso, speziato, curioso, affamato, selvatico, vellutato, indissolubile, esplosivo, come una nota musicale che sale alta da un sax in un locale jazz incantando gli amanti sugli accordi di un brano di Charlie Parker....Baci. Carlo.




scritto da: 1vitacolorata Vai al suo Virgilio Blog il 17-04-2006 alle 23:55
Visto da me.: appassionato bruciante caldo desiderato elettrizzante focoso gentile hereux insinuante languido mitico nitido ostinato penetrante quotato rutilante sfizioso timido urticante voglioso zuzzerellone...MA SEMPRE MERAVIGLIOSO !!



Scritto da: kjodank il 18-04-06 alle 01:10
...Amo i Baci preludio di carnale copulazione, è la chiave che apre l'uno all'altra...Or a a Lulù invia un BACIONISSIMO Artù.




Scritto da: siano.sergio il 18-04-06 alle 02:48
LO PREFERISCO AL SESSO




Scritto da: nelle_stalle il 18-04-06 alle 10:35
come disse (nn ricordo chi).....il bacio sono le monete spicciole dell'amore.... ..guai a girare senza averne a disposizione...




Scritto da: anonimo il 18-04-06 alle 10:48
se intendiamo il bacio bacio....decisa mente erotico ^_^




Scritto da: mas.querade il 18-04-06 alle 14:41
ciao occhioni dolci vogliosa di baci.. e come lo voglio io il bacio? allora: pieno, volitivo, carezzevole, duraturo, sbarazzino, devastante, occhieggiante, intenso, profondo, e qualche volta che diventi quasi mistico.... a te lascio un bacio al cioccolato... pieno di dolcezza... Sabi




Scritto da: figuratore il 18-04-06 alle 15:56
..colorato!




scritto da: anake_kiing Vai al suo Virgilio Blog il 19-04-2006 alle 11:37
...francese




scritto da: strega_84 Vai al suo Virgilio Blog il 19-04-2006 alle 12:36
...come deve essere il bacio??!! PASSIONALE ehehehehehe baciiiiiiiiiiiiiiiiiii




Scritto da: anonimo il 19-04-06 alle 14:10
Io? Dunque... intimo, intrigante, lungo, appassionato, travolgente, misterioso, ...una magia! ... Ciao Giusy! Che bel post e che bella immagine! :)




Scritto da: leopold_bloom il 19-04-06 alle 14:44
Secondo me devono essere baci perugina...





17/04/2006

Il BACIO visto da noi...

Atteso            Ardente
 Bramato         Bollente
  Conteso         Caliente
Donato           Destabilizzante
 Esitante          Erotico
  Fatale             Famelico
Generoso        Goloso
 Hot                 Herpes
  Ineluttabile      Ingordo
Lambito           Lunghissimo
 Magico             Molesto
  Nascosto          Nevrotico
Odoroso          Olimpionico
 Piacevole         Piccante
  Quotato           Quieto
Rovente           Rapace
 Scatenato         Scandaloso
  Torbido            Travolgente 
Umido              Umido
 Vaneggiato       Violento
  Zampillante       Zelante

Io            &         Lui




E tu come lo vedi???

Lulù vogliosa di baci

27/02/2006

Misero omaggio a Giuseppe Rensi

"La reatà è irrazionale e ciò che è razionale è irreale"... la prima volta che ho letto queste parole ho pensato che Rensi era un folle. Ma non è così. Rensi è stato un Uomo che ha vissuto in un tempo (fine '800-primi anni 40 del '900) in cui l'assurdo regnava sulla Terra, si chiamava Hitler, totalitarismo, guerra, lager, attualismo... E il signor Gentile lo ha preso in giro, marchiandolo come il filosofo allegro che un giorno dimostra la verità di una teoria e il giorno dopo la sua falsità, condannandolo all'estromissione dalla cultura italiana. Alzi la mano chi tra voi ne ha anche solo sentito parlare...
La realtà è assurda, il presente è assurdo, completamente in balia del caso e noi poveri mortali avvertiamo tutto ciò e ci nascondiamo nella storia giustificando massacri su massacri e spingendoci avanti in nome di una processualità che ci divora.
E dio? Dio è il Nulla e nel suo essere nulla è perfetto... vuoi invocarlo? E allora misero uomo bestemmia e lui ti ascolterà, forse.

tua per sempre Lulù 

Ps: non ho trovato in rete nemmeno una fotografia del filosofo, i fascisti ne hanno ancora paura?!

23/02/2006

Risultato sondaggio

Causa post più "urgenti" in quanto serietà, posto solo oggi i risultati del sondaggino di qualche giorno fa sul come si dice "pomiciare" nelle diverse regione degli amici bloggers.
Da Nord al Sud pomiciare e limonare la fanno da padroni, seguiti da slinguazzare (Piemonte, Liguria e Lombardia), lepegare (ancora Liguria), più fantasiosi i Veronesi con fare na limonada e dare un ciucion. Nel comasco si dice imboscarsi, più pittoresco invece in toscana farsi una baciata. I Bresciani si dilettano a filare, invece i napoletani amano zigrignare. In Sardegna si sflanella con la scusa del caldo... Per quel che riguarda la mia Sicilia, dalle zone di Caltanissetta si dice schianare, per il resto ritorniamo ai famosi limonare e pomiciare. Le donne del blog, romanticissime, optano per termini più soft come baciarsi o fare l'amore, invece qualche simpaticone dice far visita alle tonsille, qualcuno altro preferisce più fare che dire...
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e se qualcuno vuole aggiungere qualcosa è il benvenuto... Immaginavo più fantasia..  sono quasi delusa...



tua per sempre Lulù

16/02/2006

Sondaggio

Visto che sono immersa nello studio e non posso dedicarmi al mio bloggino con i post che ho in mente e che vorrei tanto scrivere, su consiglio di un amico blogger diffondo il termine "sflanellare" nella realtà (al momento solo in quella virtuale visto che sono impossibilitata ad uscire e vivere la realtà vera causa studio) e chiedo a voi tutti come si dice dalle vostre parti "pomiciare" in nome di un sondaggino semiserio e che comunque arricchirà (?) le nostre conoscenze dialettali e linguistiche, se volete anche specificare un dove e un quando fate pure.



Passo a voi la parola
con un pizzico di simpatica malizia e un invito a sflanellare,

una quasi esaurita Lulù 


01/02/2006

Una grande Donna: Hanna Arendt

La filosofa tedesca nasce il 14 ottobre 1906 a Linden, un sobborgo di Hannover, dove allora abitavano i suoi genitori Martha e Paul Arendt. La sua famiglia, appartenente alla borghesia ebraica e decisamente benestante, non aveva legami particolari con il movimento e con le idee sioniste. Pur non avendo ricevuto un'educazione religiosa di tipo tradizionale, comunque, la Arendt non negò mai la propria identità ebraica, professando sempre (ma in modo niente affatto convenzionale) la propria fede in Dio. Questo quadro di riferimento è estremamente importante, perché Hannah Arendt dedicò tutta la vita allo sforzo di comprendere il destino del popolo ebraico e si identificò totalmente con le sue vicissitudini.

Allieva di Heidegger a Marburg e di Husserl a Friburgo, nel 1929 si laureò in filosofia ad Heidelberg sotto la guida di Karl Jaspers con una dissertazione su "Il concetto di amore in Agostino". A proposito del suo rapporto con Heidegger, grazie a lettere e carteggi venuti alla luce fortunosamente, solo di recente si è scoperto che furono amanti.

Nel 1929, trasferitasi a Berlino, ottiene una borsa di studio per una ricerca sul romanticismo dedicata alla figura di Rahel Varnhagen ("Rahel Varnahagen. Storia di un'ebrea"). Nello stesso anno sposa Günther Stern, un filosofo conosciuto anni prima a Marburg. Dopo l'avvento al potere del nazionalsocialismo e l'inizio delle persecuzioni nei confronti delle comunità ebraiche, La Arendt abbandona la Germania nel 1933 attraversando il cosiddetto "confine verde" delle foreste della Erz. Passando per Praga, Genova e Ginevra giunge a Parigi, dove conosce e frequenta, tra gli altri, lo scrittore Walter Benjamin e il filosofo e storico della scienza Alexander Koiré.

Fino al 1951, anno in cui le verrà concessa la cittadinanza statunitense, rimane priva di diritti politici. Nella capitale francese collabora presso istituzioni finalizzate alla preparazione di giovani ad una vita come operai o agricoltori in Palestina (l'Agricolture et Artisan e la Yugend-Aliyah) e diventa, per alcuni mesi, segretaria personale della baronessa Germaine de Rothschild. Nel 1940 si sposa per la seconda volta, con Heinrich Blücher. Ma gli sviluppi storici del secondo conflitto mondiale portano Hannah Arendt a doversi allontanare anche dal suolo francese. Internata nel campo di Gurs dal governo Vichy in quanto "straniera sospetta" e poi rilasciata, dopo varie peripezie riesce a salpare dal porto di Lisbona alla volta di New York, che raggiunge insieme al coniuge nel maggio 1941. Dal 1957 comincia la carriera accademica vera e propria: ottiene insegnamenti presso le Università di Berkeley, Columbia, Princeton e, dal 1967 fino alla morte, anche alla New School for Social Research di New York.

Non bisogna dimenticare l'impegno costante nella sua lotta ai regimi totalitari e alla loro condanna, concretizzatisi da una parte con il libro-inchiesta su Adolf Eichmann e il nazismo: "La banalità del male" e, nel 1951, con il fondamentale "Le origini del totalitarismo", frutto di una accurata indagine storica e filosofica. Nel saggio, emergono giudizi negativi sia sulla Rivoluzione francese che su quella russa.. A questo proposito, sentiamo cosa dice George Kateb, uno dei massimi studiosi della filosofa, che così ne riassume il pensiero in relazione al male: "L'attenzione della Arendt si concentra sulla figura di Adolf Eichmann, seduto nella cabina di vetro e interrogato da un accusatore israeliano. Quando gli fu chiesto il motivo delle sue azioni, Eichmann rispose di volta in volta in modo diverso, ora dicendo che si era limitato a eseguire degli ordini, ora che aveva ritenuto disonesto non eseguire il lavoro che gli era stato affidato, ora che la sua coscienza gli imponeva di essere leale con i suoi superiori. In fondo, tutte le sue risposte si riducevano ad una sola: "Ho fatto quello che ho fatto". Da ciò Hannah Arendt concluse che Eichmann diceva la verità, che non era un uomo malvagio, un crudele o un paranoico. E la cosa orribile era proprio questa, che si trattava di una persona comune, ordinaria, il più delle volte incapace di pensare, come la maggior parte di noi. Per la Arendt, tutti noi siamo per lo più incapaci di soffermarci a pensare e a dire a noi stessi cosa stiamo facendo, di qualunque cosa si tratti. A ben vedere, il punto focale dello studio di Hannah Arendt, ciò che guida il suo interesse per il totalitarismo è ben espresso da una frase di Pascal: "La cosa più difficile al mondo è pensare". Sia il libro sulle Origini del totalitarismo, sia quello su Eichmann possono essere considerati un commento a questa breve ma straordinaria frase di Pascal.

Eichmann non pensava, ed in ciò era come siamo tutti noi il più delle volte: creature soggette o all'abitudine o all'impulso meccanico. Si comprende, allora, perché il male venga definito "banale": esso non ha profondità, non ha nessuna essenza corrispondente ai suoi effetti. Tuttavia, secondo l'autrice, questa interpretazione psicologica di Eichmann non può essere estesa ai capi del nazismo, a Hitler, a Goering, a Himmler. Costoro avevano un certo spessore psicologico, erano ideologicamente impegnati. Eichmann, al contrario, era soltanto un funzionario: è questa la "banalità del male".

La differenza, quindi, che intercorre tra Le origini del totalitarismo e La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme consiste in ciò, che il primo parla, in prevalenza, di tutti coloro che fomentano il male, mentre il secondo, venendo a completare l'analisi dell'intero fenomeno, tratta della mentalità dei funzionari del male. Del resto, che il più grande criminale del XX secolo sia l'uomo di buona famiglia è un'idea che esce con forza dalla produzione della Arendt. Si conclude così il suo sforzo di trovare una spiegazione al più orribile di tutti i fenomeni. E' argomento di discussione accademica se lei sia veramente riuscita in questo intento le sia veramente riuscito. Personalmente, sostengo che Hannah Arendt, nel tentativo di spiegare la causa e la natura del male del totalitarismo, sia andata più a fondo di George Orwell, di Simone Weil e di altri studiosi, e credo che ciò basti a farle meritare la nostra attenzione".

Ancora, è da ricordare la sua strenue difesa dei diritti dei lavoratori e delle associazioni durante la guerra del Vietnam e gli episodi di disobbedienza civile (gli scritti concernenti questa fase si trovano in "La disobbedienza civile").

Nel 1972 viene invitata a tenere le Gifford Lectures all'Università scozzese di Aberdeen, che già in passato aveva ospitato pensatori di prestigio come Bergson, Gilson e Marcel.
Due anni più tardi, durante il secondo ciclo delle "Gifford", subisce il primo infarto. Altre opere significative di questo periodo sono "Vita activa. La condizione umana" e il volume teoretico "La vita della mente", uscito postumo nel 1978, attraverso il quale la Arendt, sulla falsa riga degli autori greci tanto amati (un amore "inoculato" da Heidegger), riporta al centro dell'esistenza umana la "meraviglia" (il thaumàzein).

Il 4 dicembre 1975 la grande pensatrice si spegne a causa di un secondo arresto cardiaco, nel suo appartamento di Riverside Drive a New York.

Da http://biografie.leonardo.it/ biografia.htm?BioID=306&bi o grafia=Hannah+Arendt




Ho "conosciuto" Hanna Arendt lo scorso anno studiando filosofia teoretica... difficile dimenticarla!

Lulù

27/01/2006

Un sacchetto di biglie per ricordare

Quando frequentavo la scuola media ero una bambina molto timida e non avendo molto amici passavo le mie giornate a leggere. Il mio primo libro fu "Tempo di vivere, tempo di morire" di Erich Marie Remarque, che meglio di qualsiasi libro di storia mi fece conoscere la seconda guerra mondiale. Affascinata e incuriosita cominciai col leggere solo libri che trattavano quel periodo e cominciai a sentirmi colpevole per lo sterminio di milioni di innocenti, in quanto italiana ricordavo che italiano (mussolini) era anche il compare della mente diabolica che aveva programmato lo sterminio degli ebrei, hitler.
E così sono cominciati anche gli incubi, sognavo di essere ebrea e perseguitata, e tutta la mia famiglia uccisa.
Questo mi ha fatto comprendere come i bambini devono essere guidati nella scelta dei libri da leggere e l'importanza di una "spiegazione graduale e consapevole" di ciò di cui il bambino sente parlare in tv o distrattamente a scuola.
Tra i libri che ho amato ricordo "Un sacchetto di biglie" di Joseph Joffo, consigliato come testo narrativo nelle scuole medie, io invece l'ho letto al liceo.



Storia di una famiglia di ebrei francesi dal 1941 alla fine della guerra, in particolare storia di due fratelli, Joseph di dieci anni e Maurice di dodici, e di come sono sopravvissuti alla persecuzione, alla povertà, alla paura, alla separazione dalla famiglia.
La prima osservazione che l'autore evidenzia nel Prologo è che il libro non è opera di uno storico, sono i suoi ricordi d'infanzia a venir raccontati a distanza di tanti anni. Forse proprio la lunga prospettiva temporale conferisce al racconto una straordinaria leggerezza pur nella drammaticità dei fatti, forse è la dimensione dell'infanzia che trascolora tutto e conferisce un carattere avventuroso alle vicissitudini e alle paure dei due fratelli.
Siamo a Parigi nel 1941. La numerosa famiglia Joffo vive nel quartiere ebraico: il padre ha un avviato negozio di barbiere, nel quale lavorano i due figli maggiori, mentre i due più piccoli, Joseph e Maurice, vanno ancora a scuola. Un'altra sorella, ormai sposata, abita in un paesino di montagna.
Nonostante la presenza dei tedeschi, la vita scorre piuttosto tranquillamente, i ragazzi non hanno consapevolezza di esser ebrei, non si sentono diversi dai loro coetanei, vivono integrati nel tessuto sociale.
Il padre racconta loro, la sera, la storia del nonno, ebreo russo, padre di dodici figli, sfuggito ai pogrom, ma si tratta di una figura quasi mitica e soprattutto nessuno nella famiglia si aspetta che in Francia, paese delle libertà, possano verificarsi certi fatti.
Invece le discriminazioni razziali, la stella gialla sugli abiti, gli insulti diventano realtà anche nella liberale Francia.
L'atmosfera si fa irrespirabile e pericolosa per gli ebrei e la famiglia Joffo ricorre a una strategia che si dimostrerà vincente: una vera diaspora in miniatura, i membri si dividono.
Per il momento i genitori rimangono a Parigi (si sposteranno dopo), i figli più grandi sono già partiti per Mentone, i due piccoli vengono fatti partire, da soli, alla volta della linea di demarcazione, che segna il confine con la Francia libera.
Una volta passati potranno raggiungere i fratelli maggiori. Dovranno cavarsela da soli, ingegnarsi, mantenere segreta la loro identità di ebrei e badare a non farsi catturare dai nazisti.
L'infanzia è finita per loro.
Inizia così una serie di avventure per i fratelli Joffo, che dimostrano la loro abilità, la prontezza di riflessi, l'affiatamento tra loro, ma emergono anche la brutalità e l'orrore della guerra, il disorientamento, la paura, la continua precarietà di una vita braccata.
Colpisce ancora una volta la spaventosa efficienza della macchina dello sterminio nazista, la pianificazione sistematica della morte, la meticolosità burocratica e la pervicacia nel ricercare ogni ebreo, con insistenza, ostinazione, con una tenacia da mastini e una granitica convinzione.
Il racconto di Joffo è vita vissuta, ma è anche itinerario di una formazione avvenuta in maniera brusca, improvvisa. I suoi fortunosi spostamenti da una parte all'altra della Francia, da Marsiglia, dove con Maurice vede per la prima volta il mare, a Mentone e poi via, verso le Alpi e il freddo, alla ricerca di un rifugio sicuro dove attendere il sospirato arrivo degli americani, non sono solo geografici, ma scandiscono le tappe di una crescita che si scontra prestissimo col male e con la crudeltà.
Di fronte al pericolo, i due fratelli sono costretti a fare appello a tutte le loro capacità e risorse per salvarsi: impareranno a mentire, diverranno abili trafficanti al mercato nero, lavoreranno, sapranno utilizzare la loro fantasia per cavarsela in ogni occasione e far divenire accettabile una realtà molto dura.
(recensione di Marina Monego)

Joseph Joffo ha oggi 66 anni e tre figli; vive tra Parigi e Val d'Isère, è proprietario della più grande catena francese di negozi da parrucchiere. Non è uno scrittore, ma ha voluto raccontare con questo libro la sua infanzia e il dramma di un tempo sconvolto dalla guerra e dalle persecuzioni razziali.

Lulù

12/01/2006

La Donna: Anais

"Io ho l'amore degli egoisti perché mi inserisco nei progetti delle loro creazioni...
non pretendo che l'uomo rinunci al suo lavoro per me: entro nell'opera, la nutro, la sostengo... E loro fanno morire di fame la donna che è in me".
Anais Nin



Anais Nin è molto conosciuta come scrittrice di letteratura erotica, ma pochi sanno che fu soprattutto una grande esploratrice dell'animo umano e che per qualche tempo praticò anche la professione di psicoanalista, dopo aver fatto la modella, la danzatrice, la scrittrice, la conferenziera. Nata a Neully, nelle vicinanze di Parigi, il 21 Febbraio 1903, Anaïs Nin era figlia di Joaquin Nin, compositore e pianista cubano di origine catalana, e di Rosa Culmell, cantante, di origine franco-danese. La Nin passò la sua infanzia in varie parti d'Europa, fino a che suo padre, quando lei aveva 11 anni, decise di abbandonare la famiglia per seguire una donna più giovane. Rosa prese allora Anaïs ed i suoi due fratelli più piccoli, Thorvald di 9 anni e Joaquin di 6, e partirono tutti per New York.
Durante il lungo viaggio, Anaïs scoprì per la prima volta la passione per la scrittura. Scriveva infatti nel diario: "Voglio descriverti, papà caro, ciò che sto vedendo durante questo stupendo viaggio. Potrò così avere l'illusione che tu sia qui con me e che tu stia guardando le cose coi miei occhi". In realtà suo padre era definitivamente uscito dalla sua vita, salvo qualche fugace incontro successivo, che comunque non colmaò la sua ossessiva ricerca di una figura paterna, che si portò dietro per tutta la vita.
Anaïs, giunta in America, lavorò come modella, studiò danza spagnola e visse con sua madre ed i suoi fratelli fino al giorno delle nozze. Il fortunato sposo era Hugo Guiler. Le nozze furono celebrate nel 1923, quando Anaïs aveva venti anni. Con il marito la futura scrittrice rimase in America per 12 anni, prima di fare ritorno a Parigi. Fu un matrimonio pieno di infedeltà, perché Anaïs sentiva il bisogno di conquistare molti uomini, dopo aver perso l'uomo più importante della sua vita, suo padre. "Se mio padre se n'è andato ... se non mi amava, dev'essere perché non ero amabile...come cortigiana avevo già assaggiato il fallimento, dovevo trovare altri modi per interessare gli uomini".
Hugo era un bancario, ma aveva l'hobby della regia ed era, in questa attività, abbastanza apprezzato, anche se si firmava con uno pseudonimo.
Nel 1931 Anaïs pubblicò il suo primo libro:"D. H. Lawrence", che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice. In quel periodo cominciò anche a scrivere la sua opera più importante, il diario. Anaïs scriveva sui treni, ai tavolini dei caffè, mentre aspettava per un appuntamento: come un talismano, portava  sempre il diario con sé, come per avere la sua vita sotto braccio. "Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni."
A Parigi  Anaïs conobbee Henry Miller, un americano di quaranta anni che scriveva romanzi, ma che non aveva ancora raggiunto il successo. Così scrive la Nin di lui nel Diario: "Ho conosciuto Henry Miller. E' venuto a colazione con Richard Osborn, un avvocato che avevo dovuto consultare a proposito del contratto per il mio libro su D. H. Lawrence. Mi è piaciuto subito, non appena l'ho visto scendere dalla macchina e mi è venuto incontro sulla porta dove lo stavo aspettando. La sua scrittura è ardita, virile, animale, magnifica. E' un uomo la cui vita inebria, pensai. E' come me. Era caldo, allegro, disteso, naturale. Sarebbe passato inosservato in una folla. Era snello, magro, non molto alto. Ha occhi azzurri, freddi e attenti, ma la sua bocca rivela emotiva vulnerabilità".
Con Miller la Nin intrecciò una relazione carnale ed intellettuale che sfociò in un triangolo amoroso quando giunse a Parigi la moglie di Miller, June. La Nin scrisse di lei : "era la donna più bella che avessi mai visto". Di questa storia si parla nel primo diario, quello fra il 1931 ed il 1934, anche se in un primo momento sono state tolte tutte le vicende più scabrose. Il suo secondo diario, che va dal 1934 al 1939, si apre invece con l'arrivo dell'autrice nella Grande Mela, dove Otto Rank l'aveva chiamata per aiutarlo nel suo lavoro di psicoanalista. La Nin, a Parigi, si era infatti sottoposta ad una analisi con Otto Rank, uno fra i primi discepoli di Freud, con il quale aveva poi intrapreso una relazione. La carriera di psicoanalista fu brevissima, perché Anaïs sentiva di confondersi troppo con le sofferenze dei pazienti e questo non le piaceva.
Tornò in Francia, ma poco dopo scoppiò la seconda guerra mondiale ed Anaïs Nin fu costretta a ripartire per New York, questa volta non per amore dei viaggi e  dell'avventura, ma in fuga, con immenso senso di smarrimento. Gli anni Quaranta a New York non furono inizialmente facili per la scrittrice e di essi possiamo sapere leggendo il suo terzo diario, che si conclude nel 1944, quando la Nin pubblicò Sotto una campana di vetro. Era ormai una scrittrice nota ed ammirata negli Stati Uniti. In quegli anni le capitò un fatto piuttosto strano: un collezionista di libri aveva offerto ad Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici. Miller  aveva accettato per bisogno di denaro e, allegramente, inventava storie piccanti sulle quali rideva insieme ad Anaïs. Dopo un po' però ne ebbe abbastanza, per cui propose all'amica di scrivere anche lei qualcosa. Anaïs cominciò, ma il collezionista le fece sapere: "Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso."Così - racconta la scrittrice - incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta. Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici."Meno poesia," diceva la voce al telefono. "Sia specifica". Anaïs si rivolgeva agli amici per trovare spunti, ma più erano condannati ad insistere solo sulla sensualità, più creavano poesia. Racconta la Nin a questo proposito che scrivere pornografia era diventata una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza. Gli amici Harvey Breit, Robert Duncan, George Barker, Caresse Crosby, si sedevano in cerchio, cercando di immaginare storie per questo vecchio, e detestandolo, perché impediva loro di operare una fusione tra sessualità e sentimento, sensualità ed emozione. 
Un giorno Anaïs scrisse al collezionista:  "Caro collezionista, noi la odiamo. II sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l'intensità."Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell'attività sessuale, con l'esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue."Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l'amore inietta nella sessualità, sarebbe l'uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d'asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d'animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino."Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute! Non due peli uguali. Ma lei non ci permetterà di sprecar parole sui peli; neanche due odori, ma se ci dilunghiamo su questo argomento, lei si mette a gridare: Lasciate perdere la poesia. Neanche due pelli con lo stesso incarnato, e mai la stessa luce, la stessa temperatura, le stesse ombre, mai gli stessi gesti; perché un amante, quando è infiammato d'amore vero, può esprimere i toni più sottili di secoli di arte amatoria. Quante sfumature, quanti cambiamenti d'età, variazioni di maturità e innocenza, perversità e arte..."Siamo rimasti seduti per ore a chiederci che aspetto lei abbia. Se ha reso i sensi indifferenti alla seta, alla luce, al colore, all'odore, al carattere, al temperamento, a questo punto dev'essere completamente avvizzito. Ci sono tanti sensi minori, che si buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l'estasi."
In questo periodo la Nin viveva fra New York e Los Angeles, un po' con il marito, un po' con Rupert, un nuovo amico, molto più giovane di lei.   Intanto la scrittrice continuava a scrivere pagine sui diari e nel quarto, che va dal 1944 al 1947 parla di personaggi come Dalì, Gore Vidal, Martha Graham e Andé Breton, ma anche dell'ottusità, del grigiore delle persone che incontrava, .che non sapevano cosa fosse la gioia, la serenità, la musica, che erano fatte d'acciaio e cemento o ridotte a cavallo da soma.
Tra il 1947 ed il 1955 la Nin visse tra New York ed il Messico e sperimentò anche l'LSD, che però non la entusiasmò; questo è il periodo descritto nel quinto diario. L'ultimo diario, il sesto, dura fino al 1966, quando avvenne la prima pubblicazione di questa dettagliatissima storia di vita e fu un grande successo editoriale per la Nin (che aveva allora 63 anni!)
Per rispettare la privacy delle tante persone citate però, ciò che fu pubblicato era solo una minima parte dell'opera completa dei diari, che consta in realtà di 150 volumi, 35.000 pagine, custoditi attualmente allo Special Collections Department della UCLA (e curate dall'Anais Nin Trust).
I diari sono ricchi di dialoghi, osservazioni, interventi critici e commenti, sulle persone, la politica, la letteratura, i viaggi, oltre che sulle sue vicende personali. Il mondo attraverso gli scritti di Anaïs è un mondo ricco di fascino e di meraviglia: anche le piccole cose, le persone più insignificanti vengono descritte con amore e profondità, ma soprattutto con curiosità.
Una vita  intensa e profondamente vissuta, quella della Nin, che a questo proposito diceva: "La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti... Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono"
Nel 1973 la Nin ricevette una laurea ad honorem dal Philadelphia College of Art; nel 1974 fu eletta al National Institute of Arts and Letters.
Il 14 gennaio 1977, Anaïs Nin moriva di cancro a Los Angeles, assistita da Rupert Pole. Postumo uscì la raccolta di racconti erotici Il Delta di Venere.
(Dal sito http://www.psicolinea.it/inde x.htm)



Da qualche mese ho iniziato a leggere "Il delta di venere" e ancora non l'ho finito, leggo un racconto per volta e poi ritorno al libro dopo diverso tempo, come se ognuno di questi racconti avesse bisogno di essere rielaborato o dimenticato a volte, ancora non lo so bene. Ma questa donna mi affascina, la sua vita, i suoi amori, i suoi scritti sono come i tasselli di un mosaico che formano parole come sensualità, femminilità, istinto... prive di quella superficialità e apparenza di cui oggi si fanno carico.
Tra due giorni ricorre il giorno della sua morte, con questo post le rendo omaggio, riportando questa frase del racconto Matilde, "Così era Venere, nata dal mare, con dentro questo piccolo chicco di miele salato, che solo le carezze potevano far uscire dai recessi nascosti del suo corpo..." (Anais Nin)

tua per sempre Lulù

18/12/2005

Ritorno al passato



Sono quasi le 2 e fuori, al freddo, lo zampognaro suona la "ciaramella" in strada...
Lo sto ascoltando mentro scrivo questo breve post e mentre le mie orecchie tornano al passato io scrivo al presente...

tua per sempre Lulù

03/12/2005

Una serata da 1° premio

Ieri sera, come vi avevo già detto nell'altro post, sono andata alla premiazione del concorso di poesia, ad accompagnarmi il mio amore, che mi ha fatto sentire una bambina alla sua prima recita scolastica, visto che si è portato dietro la videocamera.
Un'ora di macchina per percorrere meno di 10 km, la causa un nuovo centro commerciale che ha aperto da poco un'ala del grande progetto, il più grande di tutta la Sicilia. Purtroppo. E chi è dalle mie parti sa perchè dico purtroppo (raccomandazioni per ottenere un posto di lavoro, licenze ottenute chissà come, poco e niente a norma di legge, troppi soldi in ballo...)
Comunque dopo tante difficoltà pratiche e qualche informazione perchè non conoscevamo la via, siamo giunti a destinazione. La sala era già piena e nessun posto a sedere. E' cominciato quasi subito e per fortuna questa volta c'era una lettrice per le poesie e così i vincitori dovevano salire sul palco solo per ritirare il premio.
Io ero convinta di aver partecipato nelle sezione adulti e non avendomi chiamata ho pensato ad uno sbaglio, che mi avessero telefonata per uno scambio di persona.
Passati alla sezione giovani, detti il 4°, il 3° e il 2° posto ho detto al mio ragazzo che se voleva potevamo andarcene, visto che era tardi e sicuramente al ritorno ci sarebbe stata più confusione dell'andata, ma non sono riuscita nemmeno a completare la frase che sento pronunciare il mio nome e recitata la mia poesia. Primo premio? Io? 
Applauso - imbarazzo - percorro il corridoio centrale e salgo sul palco - ho paura di inciampare - la presidentessa mia bacia e mi consegna il premio - Max sta riprendendo la scena - i giurati mi stringono la mano - ritorno al mio posto a testa bassa - troppe persone in quella piccola sala e guardano me...
Una signora tra i giurati che si sono complementati mi ha detto "sii più ottimista", forse si ricordava della poesia con cui avevo vinto qualche anno fa.
Dimenticavo la poesia ad essere stata scelta tra le due è "Io bambina e fango" ed è stata premiata con questa motivazione "La lirica declina attraverso un convincente procedere anaforico, le tappe di una difficile infanzia, segnata sa sofferenze imposte e ferite dell'anima, che sfociano in una maturità altrettanto atroce e negata alla speranza".
Sono contenta anche perchè dopo ho passato una serata coccolosa col mio amore, è lui il mio premio.
Adesso vado a pranzare, passerò più tardi dai miei amici bloggers ad augurarvi un buon week-end.

tua per sempre Lulù
 

29/11/2005

Ninna nanna

Dormi, piccino e non ascoltare
il vento freddo che soffia sul mare,
gonfia le gote del suo viso tondo
e canta ai bambini di tutto il mondo.
Presto correte nei vostri lettini
morbidi e caldi come pulcini.

Dormi piccino e non ascoltare
il vento freddo che soffia sul mare,
sul tuo riposo egli veglierà
e i sogni più belli ti manderà.
Ma a chi non vuole proprio dormire
soltanto freddo farà sentire.

Dormi piccino e non ascoltare
il vento freddo che soffia sul mare.
Dormi tranquillo o mio tesoro,
splendon nel buio i tuoi riccioli d'oro.
Scendono i fiocchi bianchi e silenti
mentre felice tu ti addormenti

Dormi piccino e non ascoltare
il vento freddo che soffia sul mare.
Soffia tra pini, tra i campi e le aiuole,
mormora ai bimbi le dolci parole
di nuove favole e vecchie storielle
nascoste in cielo fra mille stelle.




Lasciate che un mio caldo bacetto si posi teneramente sulla vostra guanciotta,
augurandovi una dolcissima notte...

la vostra Lulù

29/10/2005

Vi piace/va marinare la scuola 2 (e ultimo)! ^__^

Come vi avevo promesso, ho raccolto tutto ciò che mi avete mandato tramite commenti...
In conclusione posso dire che BIGIARE rimane l'espressione più usata in tutta la penisola e soprattutto in Lombardia, inoltre questa si combina con espressioni come FAR FUOCO per formare la nuova BRUCIARE; FARE SEGA è diffusissimo nella regione Lazio, mentre in Sicilia distinguiamo FARE CALIA/CALIARE LA SCUOLA nella provincia di Catania, SPARARE A SCUOLA e FARE LA CAMPAGNOLA a Messina, SALARE a Palermo, parola presente anche in Calabria. In Campania utilizzano FAR FERIA, FILARE e FAR FILONE, ma anche FARE FESTA, espressione apprezzata anche in Abruzzo e Toscana, dove i bischeri sono soliti dire FARE FORCA. Al Nord-Est prevalgono FARE BERNA e FAR LIPPE. Tra le più curiose CIPOLLARE, TAGLIARE, FARE LA VASCA e FACCIAMO X. Tra le più "comuni" SALTARE. E visto che siamo in Europa, in Germania si dice FARE BLU! ^__*

Spero di non aver dimenticato nulla e di non aver fatto confusione...
Grazie ancora per i vostri commenti e sorrisi...
Ho amato quest'Italia di studenti fannulloni...














La Vostra Lulù, che vi augura una frizzante nottata ^__^ e un buon fine settimana!

27/10/2005

Vi piace/va marinare la scuola!

Carissimi amici bloggers vi ringrazio tantissimo per avermi accontentata in questa mia infantile curiosità di sapere come nelle diverse parti di Italia si dice "marinare la scuola".
Mi sono divertita (col prezioso aiuto del mio fratellino) a fare un grafico basandomi sulle vostre risposte, come se si trattasse di un vero e proprio sondaggio...
In conclusione posso dirVi che al Nord in generale si usa l'espressione BIGIARE, per lo più in Lombardia, FARE SEGA si usa un pò in tutta Italia, soprattutto in Lazio, FARE CALIA in provincia di Catania, a Messina si dice "SPARARE A SCUOLA" e "FARE LA CAMPAGNOLA", a Siena e in Abruzzo dicono "FARE FESTA", a Nord-Est "FARE BERNA", e poi anche "FAR FUOCO", "TAGLIARE", "FAR FERIA", "SALTARE", "FILARE/FAR FILONE".



Grazie ancora a tutti voi...
Fatevi qualche risata pensando a quanto io abbia preso sul serio questa cosuccia...
Vi auguro una dolcissima notte e Vi abbraccio Tutti!

La Vostra per sempre (se vi va ^__^) Lulù

P.S: Se qualcuno ha qualcosa da aggiungere faccia pure, modificherò il grafico, tanto penso di aver imparato come si fa, altrimenti torturo mio fratello affinchè mi aiuti...