16/10/2007

Difendere i clienti dalle prostitute??? E' uno scherzo, vero?

Io parlo con esperienza. Durante il mio anno di servizio civile andavamo in strada con i miei colleghi a parlare con le ragazze costrette alla prostituzione.

La costrizione può essere di diverso tipo.

Le ragazze nigeriane vengono rapite o adescate con false promesse e spinte dalla necessità e dal bisogno di credere in un futuro migliore partono per il paese della speranza che può essere l'Italia, la Germania... beh non ha importanza da dove iniziano perchè tanto prima o poi i paesi occidentali così tanto civili e liberi se li girano tutti. E vengono minacciate non tanto qui in Italia, quanto i loro familiari al loro Paese, complice la polizia locale, "ti bruciamo la casa" o "ti ammazziamo tuo padre" o peggio "...tuo figlio". Vengono trattenute fino al pagamento di un debito che va dai 40.000 euro agli 80.000. Perchè il debito? Perchè il viaggio da clandestini tanto costa nel giro della prostituzione. E qui a gestirle è la "maman" o "madam", che in passato era stata a sua volta prostituta, perchè una volta che fanno questa vita per 6-10 anni perchè tanto ci vuole per pagare il debito, la casa in cui vivono e la luce e la tv e il materasso su cui riposano e le mutande che indossano, il marciapiede alla mafia nostrana... beh dopo che fanno? Cambiano vita? Il corpo non ne può più, di fare un figlio con qualcuno che ti ama non se ne parla, tanto nessuno ti ama è solo desiderio di possessione quello dei clienti "gentili e innamorati" troppo vecchi o sfigati per trovarsi una donna fuori dalla strada. Allora fai quello che sei abituata a fare e aspetti di diventare madam. Parlo di ragazze della mia età, di minorenni, dai grandi occhi pieni di rassegnazione tanto truccati per non farsi riconoscere per le strade della città quando smettono i panni della puttana. E sono senza documenti, perchè glieli ruba la grande organizzazione criminale internazionale che gestiste il tutto. E parliamo di milioni di euro, un sacco di soldi che le ragazze mandano a casa perché i criminali sono furbi mica se li fanno spedire sul proprio conto, più semplice e senza rischi farli recapitare alla famiglia della ragazza per poi andarseli a prendere tranquillamente. E senza documenti la ragazza come fa? I modi di ottenere il permesso di soggiorno ci sono e sono due: il percorso sociale e il percorso giudiziario, ma nessuno dei due è facile perché c’è la paura per le minacce. E allora se ne stanno sulla strada con la pioggia e con il sole, con l’ombrello e le salviettine inumidite, in mezzo agli insetti e alla spazzatura e con la paura che il cliente (bastardo!) possa dopo aver consumato rubare loro il cellulare con cui parlano con la mamma lontana e i soldi guadagnati durante la giornata.

E le ragazze dell'Est, ora vanno tanto di moda, anche nei club a quanto ho sentito al tg. Loro non hanno più il problema del permesso di soggiorno, fanno parte della magnifica comunità europea (rumene e bulgare). A volte hanno anche loro i magnacci che perché no può essere il fidanzato, e comunque sempre qualcuno da pagare per il marciapiede ecc… ma spesso come le prostitute “nostrane” sono costrette dalla mancanza di mezzi, dalla povertà che ormai non entra più nelle nostre televisioni ma c’è. C’è! E si prostituiscono per mandare i figli a scuola, per pagare la casa, perché il marito è malato e non può lavorare, perché nessuno dà loro nemmeno un lavoro come lavascale e anche se l’avessero che ne farebbero di 10 euro a settimana? Loro sono quelle che spesso “si fanno fare di tutto”, anche senza il preservativo, quelle che lavorano anche con il ciclo, semplice usano l’assorbente interno poi vanno al pronto-soccorso per farselo levare!

E le colombiane? Spesso sposano non so se per corrispondenza o come non l’ho mai capito, beh sposano dei simpatici italiani per lo più nonnini, poi spinte da chissà cosa (ma non è difficile immaginare) lasciano il compagno e per guadagnarsi da vivere vanno in strada. Spesso sono donne di età avanzata, non più bellissime. Immaginate quanto possono chiedere al gentile cliente.

Le tariffe vanno dai 10 ai 20 euro per colombiane e nigeriane, dai 20 ai 30 per le ragazze dell’Est, per quelle che si fanno fare di tutto e possono arrivare anche alle centinaia di euro se la ragazza ti porta in albergo.

La tipologia del cliente? Varia e “multisociale”. C’è il pensionato che spesso per arrotondare accompagna le ragazze all’ospedale o a casa e poi decide se farsi pagare in soldi o prestazioni (oh le pensioni sono minime in Italia, parlo io figlia di operaio caduto sul lavoro, ma non per questo sfrutto il mio prossimo), c’è l’uomo brutto o timido che non riesce a stringere relazioni sociali, c’è il fighetto belloccio che tutte vorrebbero farsi ma prova così tanto piacere il figlio di papà a pagare le donnine, c’è l’assessore, c’è il padre di famiglia o il fidanzato a cui la propria partner non da più piacere o vede la propria donna come una santa a cui certe cose non possono essere chieste e allora se le fanno fare da quelle li, tanto sono la per questo, no? C’è il povero e c’è il ricco, c’è il giovane, l’adulto e il vecchio. C’è il bello e il brutto. Eh si proprio varia la tipologia del cliente, io userei un sinonimo che le racchiude tutte: BASTARDO! Codardo, chi va con le prostitute non merita di essere chiamato uomo!

Ora mi chiedo cosa fa lo stato per queste ragazze? Cosa fa la questura per queste ragazze? Cosa fanno i sindaci per queste ragazze? Cosa facciamo noi comuni cittadini per queste ragazze?

L’importante è nasconderle, zonizzazione, case chiuse etc… ci giriamo dall’altro lato se le vediamo o peggio le guardiamo e le prendiamo in giro durante il sabato sera quando torniamo dalle discoteche, le picchiamo se non ci stanno e le trattiamo con sdegno… che facciamo? Ognuno di noi lo sa quel che fa e quel che pensa perciò si faccia un bell’esame di coscienza!

Il ministro Amato (che non amo particolarmente del resto io ho cominciato a mandare a fan… i politici già prima di Grillo), questo signore ha detto che le multe ai clienti devono essere ricapitate a casa così che le mogli e le fidanzate sanno con chi stanno. Ed è subito polemica e un “difendiamo i clienti e la loro privacy”. COME? Difendiamo i boia? Qui non stiamo parlando di “Bocca di rosa” che lo fa per passione, qui c’è costrizione e schifo da qualsiasi prospettiva la vedi! Io sono più estremista di Amato e di critiche e parolacce ne riceverò dopo questo post ma io adesso sono cambiata e ho imparato a sbattermene altamente delle opinioni altrui quando queste se ne sbattano delle dignità degli altri.

Io dico sbattiamoli in galera, facciamo pagare una cauzione minima ma interessante per chi viene beccato una volta e che raddoppia se vieni beccato ancora e così i comuni risolleveranno le disastrate economie vedi Catania che è piena di debiti ma così ricca di prostitute e clienti. E la famiglia così lo viene a sapere? C’è sempre un prezzo da pagare quando si viene a sapere che fai qualcosa di schifoso. Io sono per il vivi e il lascia vivere, nel rispetto più assoluto di chi ci sta intorno e di chi abbiamo accanto. Ma i clienti sono al di fuori di ciò. Sono del parere che se sgominiamo la domanda non ci sarà più offerta e non ci saranno più rapimenti, costrizioni, i comuni coi soldi guadagnati cercheranno di aumentare la produzione di ricchezze, crescerà il PIL e tutti vivremo felici e contenti. Utopia? Ora sto esagerando? Si lo so, ma non ditemi che non ho un minimo di ragione. 

Se non c’è domanda non c’è offerta!!!

E forse se ci sarà ancora una “bocca di rosa” perché una verità condivisa dall’umanità (verità di fatto e non verità di ragione per dirla con le parole di un UOMO quale Leibniz) è quella che la “prostituzione è il mestiere più antico del mondo”, ma almeno come cantava Fabrizio lo farà per passione. E le casse del comune cresceranno ancora.

 

Lulù indignata e incaz... 

30/04/2006

Infanzia violata, parole ed immagine

Io, bambina e fango

Ero il canto di un uccello variopinto

che risuonava tra alberi e pistole
Ero l'orgoglio di una madre con una gamba sola
punita perché colpevole di speranza
Ero per tanti la luce in un mondo buio
e affamato di pane e di sogni
Ero un fiore non ancora sbocciato
in un campo di fango e marciume
Ero sul ponte del fiume rosso
ad attendere, fiduciosa, risposte e medicine
Ero l'Innocenza in un sorriso
che hanno sporcato, razziato, annullato
Ero una bambina
Ma oggi non sono una donna...
Sono solo altro fango e marciume
da calpestare e calpestare ancora
Giusy G. (dicembre 2005)


FOTO DI SERGIO SIANO

17/02/2006

Non sono vergine stupratemi!??

"Le notizie circa la sentenza della Cassazione relativa ad una ragazza di 14 anni stuprata dal patrigno provocano sdegno". Lo afferma Vannino Chiti, coordinatore per le relazioni politiche e istituzionali della segreteria nazionale dei Ds. "Dietro a questa sentenza - aggiunge Chiti - vi è una visione che oggettivamente giustifica la violenza del maschio e la disparità tra i sessi. Il fatto che una ragazza o una donna che scelgano consapevolmente di avere un rapporto d'amore non può certamente rappresentare una attenuazione della colpa per chi poi usi loro violenze e le stupri". "Il rispetto per la Magistratura - conclude Chiti - non significa certamente assenza di critica nel merito delle sue decisioni: questa sentenza della Cassazione mi appare un atto contrario alla stessa civiltà giuridica".

"La sentenza sullo stupro da parte della Corte di Cassazione è veramente una vergogna, perché non solo sottrae valore oggettivo al reato di stupro, ma considera la donna alla stregua di una merce, dove si fa la differenza tra 'nuovo ed usato'. E' quindi un grave passo indietro per la dignità delle donne". E' questo il commento del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno alla sentenza della cassazione sulle attenuanti per gli stupratori. "Ci auguriamo - conclude - che la magistratura o il Parlamento trovino il modo di recuperare la vergogna di questa sentenza".

"Quella sentenza - fa eco dal fronte del centrosinistra la parlamentare dei Verdi Luana Zanella - è abominevole, spero che ci sia stata qualche incomprensione, che non sia vera: è sconcertante. I giudici, se corrisponde al vero quanto reso noto, dicono in sostanza che quella ragazzina, vittima di un orrore, vale meno perchè 'usata': hanno usato, cioè, lo stesso metro che si usa per stimare gli oggetti. E' una sentenza fatta da maschi feriti, con effetti devastanti per tutte e tutti".

"Aberrante. Non trovo altre parole - dice anche Dorina Bianchi della Margherita - per qualificare la sentenza della Cassazione con la quale si stabilisce che lo stupro di una minorenne è meno grave se la ragazzina ha già avuto rapporti sessuali. In questo caso il violentatore era anche il patrigno e qui la logica chiederebbe delle aggravanti, non delle attenuanti al gesto. La 'lievità' o la 'pesantezza' dei danni da stupro è un'unità di misura inaccettabile: lo stupro è una violenza, sempre. E' una brutalità indegna di un Paese civile. Punto e basta. Non dipende da quello che c'è stato prima perché è un evento traumatico fisicamente e psicologicamente che distrugge la vita di chiunque, in qualsiasi momento avvenga. Spiace osservare che con la sentenza di oggi si torna indietro anni luce e si sorpassa anche lo scandalo che destò quella sui jeans. Davvero non vorrei mai trovarmi nei panni delle mogli o delle figlie di quei supremi giudici".

"Chiedo scusa - fa eco il ministro leghista Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega - alle minorenni che hanno subito violenze sessuali, chiedo scusa alle altre donne che hanno subito violenze sessuali, chiedo scusa a tutte le donne in generale, perché oggi la loro dignità è stata equiparata al valore, e alla differenza dello stesso, che può esserci tra un'auto nuova e una usata, con l'unica differenza che, purtroppo, i danni fisici in questi casi rappresentano una minima parte rispetto a quelli psichici".
(Certo Calderoli deve recuperare in qualche modo la simpatia degli italiani, no?)

VERGOGNA!!!!!

Violenza meno grave se vittima ha gia' esperienza sessuale

Stupro, sentenza choc da Cassazione

(ANSA) - ROMA, 17 feb -

E' meno grave lo stupro di una minorenne, se la vittima, anche se di appena 14 anni, ha gia' 'avuto rapporti sessuali'. Lo ha stabilito la Terza sezione penale della Cassazione, secondo cui e' lecito ritenere che i danni subiti siano piu' lievi in chi ha gia' avuto rapporti con altri uomini. 'La sua personalita' dal punto di vista sessuale, spiegano gli 'ermellini', e' molto piu' sviluppata di quanto ci si puo' normalmente aspettare da una ragazza della sua eta''.

© Ansa

Quindi stupratori, mostri e pedofili adesso potete divertirvi quando volete, con la giustizia (ma in questo Paese conoscono il significato di questa parola???) italiana siete al sicuro! Al massino andrete in qualche talk-show...
Sono indignata!
CHE SCHIFO!!!
Mi chiedo, ma questi ignorantoni della cassazione come hanno ottenuto il posto? Con le raccomandazioni di sicuro perché non c'è altra spiegazione del come e perché questo ammasso di... sia finito là dove sta!

Lulù

Ps: a chi come me è rimasto indignato chiedo di postare la notizia Ansa, grazie.

29/01/2006

Un mostro!

Tempo fa in libreria mi era capitato tra le mani un libro, dal titolo "avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola" di Sabine Dardenne. Non lo comprai.
Oggi facevo delle ricerche in rete sul ruolo della pedogogia in carcere e sono capitata su un sito che mi ha riportato a quel giorno in libreria. Riporto tutto il testo, ricordando che non è attuale ma risale al 1998.

In Belgio, alcuni mesi fa, le due famiglie Russo e Lejeune hanno avuto la vita sconvolta dal cosiddetto mostro di Marcinelle, Marc Dutroux. Le loro figlie di appena otto anni, Julie e Melissa, scomparvero all'improvviso e solo dopo 14 mesi d'angoscia e solitudine (alleviate dalla solidarietà del mondo intero) vennero ritrovate morte grazie alle indicazioni dello stesso Dutroux, un pedofilo già condannato per questo reato e inspiegabilmente graziato. Venne così scoperta un organizzazione criminale per lo sfruttamento sessuale dei minori, che vede probabilmente coinvolti politici, poliziotti e magistrati. Fra le molte testimonianze raccolte nel filmato di Lucilla Rogai, risultano particolarmente agghiaccianti quelle (inedite per la tv) del padre di Marc Dutroux - intervistato tra un ricovero e l'altro nella struttura di malattie mentali dove è di casa - e del suo maestro di scuola. In studio Anna scalfati ha raccolto l'invito di Luciano Paolucci - padre di Lorenzo, vittima di Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno - pronto a chiedere la castrazione chimica e l'ergastolo per i colpevoli di omicidio di minori a sfondo sessuale, e losfogo del papà (in collegamento telefonico) di Angela Celentano, la ragazza scomparsa 6 mesi fa sul monte Faito, impegnato in questi giorni in uno sciopero della fame perchè si sente "deluso dalla giustizia che non fa nulla per ritrovare mia figlia".
Tra gli altri ospiti Gabriele Garnica, salesiano dell'Istituto Don Bosco di Negombo (Sri Lanka), ha raccontato la sua battaglia quotidiana contro le migliaia di pedofili che ogni anno arrivano in quello che è considerato uno dei paradisi della perversione sessuale. Ha ricostruito anche il caso dell'industriale svizzero Victor Baumann, che ha abusato per anni dei bambini del luogo, considerato per di più un benefattore delle autorità locali, fino a quando il suo stesso paese natale ha preteso un'indagine e l'arresto (da una settimana è stato estradato in Svizzera).
Tra gli altri ospiti l'onorevole Anna Maria Serafini, uno dei firmatari della proposta di legge ("Norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori inteso come nuova forma di schiavitù) che porterà entro pochissimi giorni alla punibilità degli italiani coinvolti in abusi sessuali su minori all'estero, ma anche di chi produce e smercia o semplicemente utilizza videocassette pornografiche con protagonisti i bambini. Come è accaduto qualche mese fa nel quartiere palermitano dell'Albergheria: una vicenda di violenza e abuso sui minori ricostruita nel corso del collegamento da Palermo di Sveva Sagramola.

C'è un atroce momento nella terribile storia del vallone Marc Dutroux e della sua banda di pedofili sequestratori e assassini. Un momento lungo tre mesi, dal dicembre al marzo scorsi. In quei mesi, Dutroux è in carcere per una vicenda di camion rubati, la sua complice e seconda moglie, Michèle Martin, vive defilata in una delle 11 case che questo meccanico disoccupato possiede a Charleroi e dintorni, nel Belgio francofono, il socio Michel Lelièvre, dalla casa di Marchionne-au-Pont, a una decina di chilometri da Charleroi, progetta il sequestro di due nuove ragazzine, Laetitia Delhez, 14 anni, e Sabine Dardenne, 12, l'altro socio, Bernard Weinstein, lascia morire di fame due bambine già sequestrate, Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni.
Sono vive, Julie e Melissa, in quel lungo momento, ma la polizia che perquisisce quella vecchia casa di mattoni un tempo rossi e oggi neri per la polvere di carbone che aleggia s Marcinelle, il quartiere minerario di Charleroi, non le trova, passa a due metri da loro, rinchiuse in una cella ricavata nella cantina, mentre le procure valloni non riescono a fare altro che presentare le condoglianze alle loro famiglie. Con Julie e Melissa ancora vive! E non capiscono ancora, quelle procure, in quell'atroce momento, che al di là delle storie personali di maniaci e di piccoli gangster si è ramificata nel cuore d'Europa una vera e propria Anonima pedofili. «'è un mercato dei bambini che crea i "mostri" come Dutroux» constata Michèle Hirsch, sociologa del diritto penale a Bruxelles, l'avvocatessa che ha portato in tribunale la rivista Spartacus, le pagine gialle dei pedofili di tutto il mondo. « mercato guidato da una rete di imprese commerciali che mirano solo al profitto».
Eppure, in quel momento perduto, quelle distratte, burocratiche, inefficienti procure vivevano in un clima di emergenza assoluta per i sequestri a scopo sessuale di bambine: ben sette rapite e scomparse nel nulla in quella regione del Belgio e altre tre uccise. Eppure, conoscevano la vita violenta e la ferocia di Dutroux, condannato a 13 anni, nel 1989, per sequestro e stupro di cinque adolescenti e per aver infierito, a rasoiate, sulla vagina di una donna. Eppure, sapevano della sua inspiegabile ricchezza, sproporzionata rispetto ai 2 milioni di lire al mese che percepiva da una strana pensione di invalidità, delle sue 11 case, del suo cellulare Gsm, dei suoi frequenti viaggi all'estero, specie nella Repubblica Ceca, « dei terminali, con la Germania, della rete europea della pedofilia» ammette il vice capo dell'Interpol di Praga, Vratislav Gregr. Eppure, dovevano, quelle procure, aver già inquadrato i personaggi dell'organizzazione, che si diramava sino a Bruxelles con un nome eccellente, Michel Nihoul, 55 anni, uomo d'affari con amicizie altolocate, già proprietario di un locale per coppie, ben noto alla magistratura per aver stornato miliardi dall'associazione umanitaria Sos Sahel, da lui fondata. Un anno fa, i giudici erano a un passo dalla verità, potevano smascherare l'intera rete: un detenuto pedofilo riconobbe in Julie e Melissa, da poco sequestrate, le protagoniste di un film pornografico interpretato da adolescenti che gli era stato offerto. In cambio della libertà promise notizie sullo sporco affare. La procura di Louvain rifiutò l'accordo. E ora, dopo la morte delle due bambine, ci è voluto l'impegno personale di un gendarme, per mettere in galera l'Anonima pedofili: bussando a mille porte, il poliziotto ha ricostruito parzialmente la targa di un camioncino bianco che si aggirava attorno al centro sportivo di Bertrix, prima del sequestro, il 9 agosto scorso, di Laetitia Delhez.
Dopo controlli incrociati al computer, il camioncino, lo stesso visto sui luoghi di altri rapimenti, è risultato di proprietà di Marc Dutroux. « spero solo che ora l'inchiesta vada sino in fondo» dice Gino Russo, padre di Melissa, figlio di un minatore emigrato da Agrigento. « caso contrario, mi rivarrò su questa magistratura vecchia, burocratica, per troppo tempo scettica sull'esistenza in Belgio di associazioni che sequestrano, violentano, vendono bambini».
Sulla porta di casa Russo ha affisso questo cartello: «'ex ministro Melchior Whatelet ha la coscienza tranquilla?». Whatelet è il ministro della Giustizia socialcristiano che, quattro anni fa, firmò l'atto di liberazione condizionata di Dutroux, che aveva appena scontato la metà dei suoi 13 anni di carcere. L'atto aveva il parere favorevole di alcune amministrazioni della giustizia, ma quello contrario del procuratore del re, Georges Demanet, che concluse la sua arringa contro la scarcerazione di Dutroux con queste profetiche parole: « decisione provocherà problemi di sicurezza pubblica ed è di natura tale da screditare la giustizia». Così è stato. Da quel giorno Dutroux ha messo in piedi una vera e propria rete di pedofilia organizzata e la giustizia belga è stata screditata anche dai suoi comportamenti successivi. Dutroux doveva, in libertà, essere seguito da un neuropsichiatra, visitato da un'assistente sociale, trovare un lavoro, indennizzare le vittime, non frequentare ex detenuti, sottostare a una serie di rigide regole. Nulla di questo è accaduto.
Uno psichiatra lo ha visitato una sola volta, un lavoro non lo ha mai trovato, la sua banda è infarcita di ex detenuti, compresa la moglie Michèle Martin.
Michèle Martin, la moglie di Marc Dutroux, arrestata insieme a lui e a Michel Lelievre, anch'essa condannata per reati sessuali, e l'assistente sociale ha stilato i suoi rapporti trimestrali senza mai andarlo a visitare. L'ultimo, il 27 luglio scorso: « di particolare da segnalare, salvo problemi di rapporti tra Dutroux e la moglie, che potrebbero risolversi con un divorzio». Dieci giorni dopo, Dutroux sequestrava l'ultima bambina.

Commenta amaro Gino Russo: «È la pedofilia che ha ucciso mia figlia e Julie, ma anche la balbuzie e la vaghezza di un'inchiesta e di una giustizia fatta da professionisti che aspettano solo che il tempo passi. Gli inquirenti hanno perquisito la casa-prigione di Dutroux senza noi genitori: avremmo gridato, loro avrebbero risposto e ora potrebbero essere salve».
«Il fatto è che in Belgio manca una cultura nella prevenzione e nella repressione dei reati di pedofilia» aggiunge Marie-France Botte, fondatrice di un'associazione internazionale contro i delitti sui minorenni, autrice del libro Il prezzo di un bambino. « tutti i livelli. Un esempio: quasi sempre i medici che curano gli autori di questi reati non sono specialisti del settore. Prima di essere malati, i pedofili sono dei delinquenti sessuali. Infrangono la legge e la pena deve essere severa: per sperare che prendano coscienza del male che hanno fatto e perché queste persone sono incapaci di controllare le loro pulsioni sessuali. E invece, proprio in questo campo, fioccano le liberazioni condizionali dal carcere, anche perché i pedofili, in prigione, sono sempre molto docili, dei detenuti esemplari. Tra tutte le patologie carcerarie, questa è quella che conta più simulatori, capaci di manipolare medici, sorveglianti, assistenti sociali, ministri della Giustizia. Ecco perché il caso Dutroux è esemplare, ecco perché il Belgio ha tutto da imparare alla imminente Conferenza mondiale di Stoccolma sulle violenze sessuali ai minori».
SPARITI NEL NULLA. Da Santina Renda ai bambini scomparsi in tutto il mondo, ecco alcuni dei minorenni che l'Interpol sta cercando. Sabine e Laetitia sono state trovate vive nella cantina della casa di Charleroi, a poche decine di metri dal monumento ai 254 minatori morti 40 anni fa nella miniera di Marcinelle, grazie allo zelo di un poliziotto e al tentativo, ora vano, di Dutroux di far leva sulla benevolenza dei giudici (« ne do due vive» ha loro detto). Julie e Melissa sono state trovate morte, tre metri sotto la terra del giardino di un'altra casa del pedofilo belga a Sars-la-Buissiere.

Altre ancora sono state uccise negli ultimissimi anni: Vinciane, Katrien, Laurence, Carola..., tutte di dieci anni o poco più. Perchè questa strage di creature innocenti? « mercato dei bambini è fiorente» spiega l'avvocato Hirsch. « non si può parlare delle migliaia di minori fatti prostituire in Asia senza approfondire il problema dei clienti, che sono europei».
«Il fenomeno si è propagato all'Europa dell'Est e ora arriva alle nostre porte» conferma Niels-Christian Andersen, segretario generale della sezione danese dell'organizzazione internazionale Save the children. Perché? Perché la paura dell'aids in Asia e in Africa sta imponendo sul «» i bambini europei. « perché le autorità e l'opinione pubblica sono distratte, non si rendono ancora conto dell'ampiezza di questa "epidemia"» aggiunge Andersen. Un anonimo cittadino belga se ne è già reso conto. Ha lasciato, davanti alla porta della casa di Dutroux, a Charleroi, questo biglietto vergato a mano: « vita in questo mondo è pericolosa, non a causa di coloro che fanno il male, ma di quelli che guardano e lasciano fare». La frase è di Albert Einstein.

Da http://www.serialkiller.it 


State provando rabbia? Odio? Anch'io.
Spero di non dover mai lavorare negli istituti penitenziari, non sarei professionale.

Lulù

27/01/2006

Un sacchetto di biglie per ricordare

Quando frequentavo la scuola media ero una bambina molto timida e non avendo molto amici passavo le mie giornate a leggere. Il mio primo libro fu "Tempo di vivere, tempo di morire" di Erich Marie Remarque, che meglio di qualsiasi libro di storia mi fece conoscere la seconda guerra mondiale. Affascinata e incuriosita cominciai col leggere solo libri che trattavano quel periodo e cominciai a sentirmi colpevole per lo sterminio di milioni di innocenti, in quanto italiana ricordavo che italiano (mussolini) era anche il compare della mente diabolica che aveva programmato lo sterminio degli ebrei, hitler.
E così sono cominciati anche gli incubi, sognavo di essere ebrea e perseguitata, e tutta la mia famiglia uccisa.
Questo mi ha fatto comprendere come i bambini devono essere guidati nella scelta dei libri da leggere e l'importanza di una "spiegazione graduale e consapevole" di ciò di cui il bambino sente parlare in tv o distrattamente a scuola.
Tra i libri che ho amato ricordo "Un sacchetto di biglie" di Joseph Joffo, consigliato come testo narrativo nelle scuole medie, io invece l'ho letto al liceo.



Storia di una famiglia di ebrei francesi dal 1941 alla fine della guerra, in particolare storia di due fratelli, Joseph di dieci anni e Maurice di dodici, e di come sono sopravvissuti alla persecuzione, alla povertà, alla paura, alla separazione dalla famiglia.
La prima osservazione che l'autore evidenzia nel Prologo è che il libro non è opera di uno storico, sono i suoi ricordi d'infanzia a venir raccontati a distanza di tanti anni. Forse proprio la lunga prospettiva temporale conferisce al racconto una straordinaria leggerezza pur nella drammaticità dei fatti, forse è la dimensione dell'infanzia che trascolora tutto e conferisce un carattere avventuroso alle vicissitudini e alle paure dei due fratelli.
Siamo a Parigi nel 1941. La numerosa famiglia Joffo vive nel quartiere ebraico: il padre ha un avviato negozio di barbiere, nel quale lavorano i due figli maggiori, mentre i due più piccoli, Joseph e Maurice, vanno ancora a scuola. Un'altra sorella, ormai sposata, abita in un paesino di montagna.
Nonostante la presenza dei tedeschi, la vita scorre piuttosto tranquillamente, i ragazzi non hanno consapevolezza di esser ebrei, non si sentono diversi dai loro coetanei, vivono integrati nel tessuto sociale.
Il padre racconta loro, la sera, la storia del nonno, ebreo russo, padre di dodici figli, sfuggito ai pogrom, ma si tratta di una figura quasi mitica e soprattutto nessuno nella famiglia si aspetta che in Francia, paese delle libertà, possano verificarsi certi fatti.
Invece le discriminazioni razziali, la stella gialla sugli abiti, gli insulti diventano realtà anche nella liberale Francia.
L'atmosfera si fa irrespirabile e pericolosa per gli ebrei e la famiglia Joffo ricorre a una strategia che si dimostrerà vincente: una vera diaspora in miniatura, i membri si dividono.
Per il momento i genitori rimangono a Parigi (si sposteranno dopo), i figli più grandi sono già partiti per Mentone, i due piccoli vengono fatti partire, da soli, alla volta della linea di demarcazione, che segna il confine con la Francia libera.
Una volta passati potranno raggiungere i fratelli maggiori. Dovranno cavarsela da soli, ingegnarsi, mantenere segreta la loro identità di ebrei e badare a non farsi catturare dai nazisti.
L'infanzia è finita per loro.
Inizia così una serie di avventure per i fratelli Joffo, che dimostrano la loro abilità, la prontezza di riflessi, l'affiatamento tra loro, ma emergono anche la brutalità e l'orrore della guerra, il disorientamento, la paura, la continua precarietà di una vita braccata.
Colpisce ancora una volta la spaventosa efficienza della macchina dello sterminio nazista, la pianificazione sistematica della morte, la meticolosità burocratica e la pervicacia nel ricercare ogni ebreo, con insistenza, ostinazione, con una tenacia da mastini e una granitica convinzione.
Il racconto di Joffo è vita vissuta, ma è anche itinerario di una formazione avvenuta in maniera brusca, improvvisa. I suoi fortunosi spostamenti da una parte all'altra della Francia, da Marsiglia, dove con Maurice vede per la prima volta il mare, a Mentone e poi via, verso le Alpi e il freddo, alla ricerca di un rifugio sicuro dove attendere il sospirato arrivo degli americani, non sono solo geografici, ma scandiscono le tappe di una crescita che si scontra prestissimo col male e con la crudeltà.
Di fronte al pericolo, i due fratelli sono costretti a fare appello a tutte le loro capacità e risorse per salvarsi: impareranno a mentire, diverranno abili trafficanti al mercato nero, lavoreranno, sapranno utilizzare la loro fantasia per cavarsela in ogni occasione e far divenire accettabile una realtà molto dura.
(recensione di Marina Monego)

Joseph Joffo ha oggi 66 anni e tre figli; vive tra Parigi e Val d'Isère, è proprietario della più grande catena francese di negozi da parrucchiere. Non è uno scrittore, ma ha voluto raccontare con questo libro la sua infanzia e il dramma di un tempo sconvolto dalla guerra e dalle persecuzioni razziali.

Lulù

04/12/2005

INFANZIA VIOLATA

L'abuso sui minori (fonte: libro "La criminalità in Italia", Daniela Malfatti)

L'abuso dei minori è stato "scoperto" dalla scienza medica. Il primo a descrivere questo fenomeno fu nel 1860 un medico legale Tardieu. Più tardi l'attenzione del mondo medico fu richiamata dalla frequenza di ripetute fratture ossee nei bambini che erano abitualmente attribuite alla fragilità dovura al rachitismo. La "teoria del rachitismo" persistette fino alla metà del XX secolo, quando il pediatra Kempe propose il termine di "sindrome del bambino battutto" per descrivere una condizione clinica da considerare in ogni bambino che evidenzia una frattura di qualunque osso, insuccesso nella crescita, contusioni, in ogni bambino che muore improvvisamente o quando il grado o il tipo di lesione non combacia con la storia raccontata riguardo al verificarsi del trauma.
Ancora oggi gli studiosi seguono i suggerimenti di Kempe che distingue nell'ambito delle condotte abusanti:
a)la violenza fisica.
La difficoltà principale di medici e operatori sociali, come per qualsiasi forma di abuso, consiste nel rilevare i "segni" di violenza, così solo i casi più gravi che conducono al ricovero del bambino in Pronto Soccorso oppure alla morte dello stesso vengono "presi in considerazione", tralasciando quelle situazioni che non giungono a conseguenze tragiche. Da non trascurare anche la difficoltà dei medici di base e dei pediatri di riconoscere i casi di maltrattamento, infatti la diagnosi di abuso può richiedere un'informazione sociale e psicologica circa la famiglia e di altri elementi che non fanno parte del bagaglio culturale del clinico medio. Nonostante questi limiti, i ricercatori italiani hanno confermato alcuni elementi di riscontro:
- l'esistenza di varie lesioni (morsicature, contusioni, ferite, ustioni, ematomi) prodotte con mezzi diversi (ferri da stiro, sigarette, liquidi bollenti) e di fratture del cranio o delle ossa lunghe; 
- la contemporanea presenza di lesioni e fratture risalenti ad epoche diverse;
- la discrepanza tra l'obiettività clinica ed il racconto dei genitori riguardo alla modalità del verificarsi dell'evento lesivo.
b)la trascuratezza fisica o affettiva (o negligenza).
I bambini trascurati evidenziano in parte le stesse caratteristiche di quelli abusati fisicamente. I segni dell'incuria si leggono in particolare nelle precarie condizioni igieniche, nell'abbigliamento trasandato, nel deperimento fisico da denutrizione e nel comportamento del bambino (frequenta la scuola con discontinuità, mostra un'irragionevole paura del contatto fisico con gli adulti, un'eccessiva timidezza o al contrario notevole aggressività, problemi di attenzione e concentrazione e per nascondere i segni del maltrattamento veste in modo inadeguato rispetto alla stagione).
Gli esiti dell'abuso fisico e dell'incuria sono, sul piano fisico, la perdita dell'udito e della vista, il ritardo mentale globale o il ritardo nello sviluppo del linguaggio e della deambulazione, o nei casi più gravi la morte; sul piano psicologico gli effetti sono l'insicurezza, l'inerzia, l'aggressività, il ritardo nello sviluppo psico-fisico, problemi scolastici, fino a compromissioni nello sviluppo della personalità che in età adulta possono comportare tossicodipendenza, alcoolismo, problemi psichiatrici o il cosiddetto "ciclo dell'abuso" che consiste nella ripetizione sui propri figli di comportamenti abusanti sofferti nell'infanzia.
c)l'abuso psicologico.
Può essere definito come la risultante di una sorta di collissione o frattura tra i bisogni del bambino e quelli dell'adulto, quando questi ultimi prevaricano sui primi.
Le modalità attraverso cui questa forma di abuso si concretizza sono molteplici e vanno dalla mancanza di empatia da parte della madre nei confronti del lattante fino alla più pesanti strumentalizzazioni del bambino da parte dei genitori durante le vicende che accompagnano la separazione e il divorzio. I cosiddetti "maltrattamenti occulti" sono caratterizzati da un troppo intenso coinvolgimento parentale, finalizzato a modificare comportamenti ritenuti inadeguati. In questo caso il bambino viene sottoposto a pressioni indirette ad ottonere comportamenti o prestazioni che egli non è in grado di avere o di dare. Le conseguenze di questa forma di violenza sono poco visibili e solo più tardi si manifestano insicurezza o aggressività, disturbi relazionali o della personalità.
d)l'abuso sessuale.
I dati relativi all'incidenza dell'abuso sessuale risultano di gran lunga inferiori alla reale diffusione del fenomeno nella realtà italiana ed il "numero oscuro" elevato in ragione della scarsa disponibilità delle vittime a denunciare l'autore di reato.
Questa forma di violenza può realizzarsi sia all'interno della famiglia, sia all'esterno di questa. Nel primo caso riguarda le situazioni di incesto, mentre nel secondo si configura prevalentemente come violenza sessuale o come esibizionismo o atti di libidine commessi ai danni di persona minorenne.
Per quello che riguarda gli indicatori, sul piano  fisico, l'ipotesi di abuso sessuale è verificabile in presenza di lesioni in area ano-genitale, malattie infettive a trasmissione sessuale o gravidanze indesiderate; sul piano psicologico, i sintomi sono quelli tipici delle altre forme si abuso possono essere disturbi del sonno con incubi notturni, disturbi dell'alimentazione, aggressività ed iperattività o, al contrario, passività o eccessiva accondiscendenza, depressione, fobie, crisi di pianto, problemi scolastici e, più tardi, disturbi della condotta con assunzione di droghe e prostituzione, disturbo bordeline di personalità, tentatvi di suicidio e pedofilia. 
Le gravità delle conseguenze dell'abuso sessuale dipende da numerosi fattori  e il trauma emotivo derivato da esso è tanto più grande quando maggiore è il legame affettivo tra l'autore e la vittima.
Ma vi sono altre forme di abuso non incluse nella classificazione di Kempe, come l'utilizzo dei bambini nelle attività lavorative e di accattonaggio e la riduzione in schiavitù, forme difficilmente rilevabili e che spesso si sovrappongono o coesistono con le forme "tradizionali" di violenza.
Più recentemente è stata descritta una particolare forma di abuso, la "sindrome di Munchhausen per procura", nella quale il genitore abusante inventa una malattia nel figlio attaverso la somministrazione di farmaci procurando sintomi o disturbi allo scopo di esporlo ad accertamenti, esami o interventi, con conseguenze che possono portare alla morte del bambino. Le conseguenze sul minore sul versante psicologico comportano difficoltà di concentrazione, del linguaggio, di apprendimento, problemi emotivi e comportamentali, incubi, ipocondria e da grandi tendono a diventare loro stessi genitori che allo stesso modo abusano dei figli.
La ricerca oggi ha cercato di delineare i tratti caratteristici degli adulti abusanti ed è stato affermato che maltrattamenti e l'abuso sui minori sono diffusi in tutti gli strati della popolazione.
Per quello che riguarda l'abuso sessuale è stata smentita la "credenza" secondo cui il violentatore è una persona di età elevata, con basso quoziente intellettivo, tossicodipendente o malato mentale, frustato sessualmente. In ambito familiare gli autori di incesto sono stati distinti in due categorie: il tirannico (padre-padrone) e il soggetto inibito, mentre il ruolo della madre è stato definito in rapporto alla sua maggiore disponibilità nei confronti dell'autore o della vittima, specie dopo la scoperta dell'incesto. Ma non dimentichiamo che nell'ambito familiare l'autore di incesto può essere anche uno zio, un nonno, un cugino maggiore.
I contesti familiari nei quali può verificarsi più "facilmente" l'incesto sono caratterizzate da confusione di ruoli tra madre e figlia a causa di una malattia della madre o di difficoltà relazioni della stessa con il coniuge, altre definite abbandonistiche nelle quali la sessualità viene usata come strumento per evitare la perdita del partner, altre descritte come sessualizzate per scarsa capacità di rispettare la privacy. 
Tuttavia non si può escludere il pericolo di "scoprire" erroneamente alcuni genitori come abusanti con conseguenze che possono arrivare fino al suicidio dei genitori falsamente accusati di maltrattamento o abuso.

Ho cercato di fare chiarezza su questo delicato argomento, servendomi del libro di testo su cui io stessa ho studiato.
Abbiamo visto che esistono diverse forme di violenza e, nonostante qualcuna può essere considerata più grave di un'altra, nessuna di esse deve essere giustificata e accettata, perchè nessun bambino abusato dimenticherà mai ciò che l'adulto, che dovrebbe proteggerlo, gli ha fatto.

Difendiamo l'infanzia!

tua per sempre Lulù

01/12/2005

E così domani...

L'undici ottobre ho postato il bando di un concorso di poesia a cui io stessa ho partecipato.
L'altro giorno mentre ero all'università la presidentessa dell'associazione culturale ha telefonato e parlato con mia madre, comunicandole che sono tra i finalisti e domani sera ci sarà la premiazione.
E così domani dopo una giornata di lezioni e corse a destra e a manca, visto che le aule scarseggiano e facciamo lezione un pò ovunque, andrò a questa premiazione.
Mi ricordo qualche anno fa, quando vinsi, preciso si tratta di una semplice targa e della poesia pubblicata in un opuscolo, ma non è il premio in sè che mi interessa, quando la soddisfazione che quello che scrivo piace non solo al mio ragazzo ma anche a qualcuno che mi conosce solo attraverso ciò che io definisco poesie, le mie poesie.
Quella volta ero impacciata, ho improvvisato un discorso, recitato malissimo la mia lirica, eppure ho avuto le parole di incoraggiamento di molte persone che non avevo mai visto prima, mi hanno stretto la mano mentre ritornavo a posto come fossi una vip, mi hanno fotografata, applaudita... a me che non piace stare al centro dell'attenzione soprattutto in un luogo formale ed elegante in cui mi sento totalmente fuori luogo.
Però quell'emozione... che dire?! Bellissima e così forte che nel prendere l'autobus per tornare al mio paese ho sbagliato e sono andata a Catania, scendendo poi alla prima fermata in un posto che non definirei molto tranquillo, io sola con mia cugina che mi aveva accompagnato. Ho dovuto chiamare perchè mi venissero a prendere... che vergogna!
E domani? Boh, vedremo...
Vi posto le due poesie, non so quale delle due sia arrivata finalista, ma voi ditemi quello che ne pensate.

Stupro

Lacrime corrono via impaurite
da occhi che hanno visto troppo
e mai guardato fino in fondo.
Urla strazianti graffiano la gola
partorite da un petto stretto da mani,
che come fili di ferro segnano infiniti
percorsi per cicatrici future
Braccia ormai fiacche non oppongono
un'inutile resistenza al destino
scribacchiato da diavoli
in cravatta ed eseguito
da angeli vendicatori.
Pensieri e infantili perché
fracassano una mente
già martoriata da risposte
ingiuste, taciute, subite
sopraffatte dalla paura
abbrancante di un figlio
bastardo
che reclama il diritto
alla vita ad una vita
senza diritti.



Io, bambina e fango

Ero il canto di un uccello variopinto

che risuonava tra alberi e pistole
Ero l'orgoglio di una madre con una gamba sola
punita perché colpevole di speranza
Ero per tanti la luce in un mondo buio
e affamato di pane e di sogni
Ero un fiore non ancora sbocciato
in un campo di fango e marciume
Ero sul ponte del fiume rosso
ad attendere, fiduciosa, risposte e medicine
Ero l'Innocenza in un sorriso
che hanno sporcato, razziato, annullato
Ero una bambina
Ma oggi non sono una donna...
Sono solo altro fango e marciume
da calpestare e calpestare ancora


tua per sempre Lulù