08/04/2009

Aiutiamo l'Abruzzo

------------------------------- VOLONTARIATO ----------------------------

Le associazioni di volontariato o i singoli volontari interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto possono contattare i seguenti numeri:
Il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara: 085 2057631
La protenzione civile di Lanciano (CH): 0872 710807
La protezione civile di Scerni (CH): 0873 919732
La protezione civile di Bussi Sul Tirino (PE): 085 9809390
La protezione civile di Casoli (CH): 0872 993312
La protezione civile di Roseto Degli Abruzzi (TE): 085 8936057
L'associazione http://www.modavi.it, tel: 06/84242188.
Coordinamento Regionale dei Centri di Servizio per il Volontariato dell'Abruzzo presso il CSV di Chieti: tel. 0871 330473 e-mail: csvch@csvch.org

Nei prossimi giorni il sito internet www.abruzzocsv.org sarà dedicato all'emergenza terremoto; si potrà compilare un formulario di iscrizione per offrirsi come volontari.

E' possibile inoltre Partire volontari con LEGAMBIENTE:
chiamare l’ufficio Volontariato di Legambiente dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 al numero 06/86268323 - volontariato@legambiente.eu


------------------------------- DONAZIONE DI SANGUE --------------------------------

Per donare sangue, che fa sempre bene, contattare i seguenti numeri:
CENTRO AVIS DEL LAZIO (A CUI SI STA APPOGGIANDO L'ABRUZZO): 06 491340
SEDE AVIS DI PESCARA: 085/42.24.820
PRENOTAZIONE DONAZIONI AVIS PESCARA: 085-4221129
CENTRO TRASFUSIONALE DELL''OSPEDALE SANTO SPIRITO DI PESCARA: 085/425 26 87
Oppure rivolgetevi alla struttura AVIS più vicina, che potete trovare qui: http://www.avis.it/usr_view.php/ID=1545

C'È URGENTE BISOGNO DI SANGUE 0 RH NEGATIVO!!!
CHI HA SANGUE 0 RH NEGATIVO DEVE DONARE E PUÒ CHIAMARE lo 06 45437075 o lo 06 44230134 perché avrà un trattamente di favore... :-)

-------------------------- DONAZIONE DI CIBO (A LUNGA CONSERVAZIONE) E COPERTE --------------------------

INVIARE CIBO (E SOLO CIBO) A:
Associazione Banco Alimentare Abruzzo - Onlus
Via Celestino V 4 - 65129 Pescara (PE)
Tel. 085-43.13.975
mail segreteria@abruzzo.bancoalimentare.it

CHI SI TROVA A ROMA PUÒ PORTARE IL CIBO A:
Sede de L'Opinione, via del Corso 117, Tel 06.6954901 - Tel 06.99704299
Fare Ambiente, via Nazionale 243, tel. 06 48029924.

CHI SI TROVA A NAPOLI PUÒ PORTARE CIBO A:
Centro raccolta Croce Rossa Italiana, via s.Giovanni a Teduccio 45, tel: 0812286820

------------------------------- FORNITURA DI POSTI LETTO --------------------------------

Per i posti letto IN ABRUZZO:
Contattare l'Assoturismo Abruzzo, tel: 0854308309

Per il resto d'ITALIA:
chiamate la vostra PREFETTURA di competenza, indicando il n. di posti letto messi a disposizione, il n. di giorni, il vostro n. di telefono e nome. Le prefetture contatteranno la Protezione Civile che raccoglie tutte le disponibilità!

GRUPPO FACEBOOK DOVE SEGNALARE LA VOSTRA DISPONIBILITÀ: http://www.facebook.com/topic.php?uid=6597...6052&topic=8359

-------------------------------- DONAZIONI DI DENARO --------------------------------

Donazioni alla Fondazione Banco Alimentare Onlus:
CONTO CORRENTE POSTALE N° 28748200
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo

Altro modo di donare alla Fondazione Banco Alimentare Onlus:
CONTO CORRENTE BANCARIO
Banca Prossima
IBAN IT52L0335901600100000003514
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo

Donazione online alla Fondazione Banco Alimentare Onlus:
http://www.bancoalimentare.org/donazioni
Causale: emergenza terremoto Abruzzo

Versamento alla Croce Rossa:
Banca Nazionale del Lavoro - Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma
C/C BANCARIO n° 218020
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma,
IBAN: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

Altra possibilità di donare alla Croce Rossa:
Conto Corrente Postale n. 300004
intestato a: Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma
Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO

Link per le donazioni online alla Croce Rossa:
http://www.cri.it/donazioni

Versamento alla Caritas:
Numero di conto corrente postale 82881004,
IBAN: IT77K0760103200000082881004,
intestato a Caritas Diocesana di Roma,
causale: terremoto Abruzzo

Versamento alle Misericordie d'Italia:
Monte dei Paschi di Siena,
Codice Iban: IT03 Y010 3002 8060 0000 5000 036

Bonifico bancario a Mediafriends:
conto corrente intestato a: Mediafriends
IBAN: IT41 D030 6909 4006 1521 5320 387
Causale: terremoto Abruzzo

15/03/2007

I'm happy!

Stamattina avevo un pò di timore perchè dovevo parlare di violenza sulle donne ad una classe IV di un liceo psicopedagogico nell'ambito di alcuni incontri di sensibilizzazione con i trienni delle scuole superiori.
Parlare davanti ad un pubblico più o meno vasto mi ha sempre un pò intimorito, ma ho accettato di partecipare a questa iniziativa proprio per mettermi alla prova e vincere questa paura.
Ed è andata benissimo!
La classe ha partecipato attivamente grazie al brain storming e due ore son passate senza che me ne accorgessi, in più le ragazze erano curiose e facevano domande, si confrontavano tra loro esprimendo perplessità e concetti più o meno condivisi.
E' stata una bell'esperienza, mi sento soddisfatta, fiduciosa nelle mie capacità!
Mi sento felice, perchè queste piccole cose mi fanno capire che sono sul sentiero giusto, che il contatto con le persone è quello che voglio, nonostante le incertezze sul mio futuro lavorativo e universitario.

Un bacio a tutti,
da una Lulù briosa ^__^

03/03/2007

Confusa e...

Giovedì mi è stata offerta la possibilità di lavorare a Librino, uno dei cosiddetti quartieri a rischio di Catania. Avrei voluto tanto accettare ma questo significava stravolgere la mia vita e trasferirmi in città. Il tutto entro lunedì.
Mi è dispiaciuto tanto rifiutare, sarei stata in primissima linea, cosa che amo.
Ma trasferirmi adesso significava spendere gran parte dei soldi che metto da parte per prendere, dopo la laurea triennale, la specialistica al nord, visto che qui ci sono solo quella in pedagogia e psicologia.
Vabene lo stesso, so che rimanendo dove sono non mancheranno mica le possibilità di stare a contatto con la gente, di aiutare chi me lo chiederà.
Oggi sono a casa in malattia, cosa che ormai mi capita periodicamente.
Erano 10 anni che non avevo la febbre, mai avuto l'herpes, mai stata così male. Sarà il fare tutti i giorni avanti e indietro, lo stare fuori che ci sia il sole o la pioggia, sarà che sto invecchiando. O crescendo.
Boh, non sono triste se è questo che pensate, non oggi anche se di tanto in tanto mi capita di esserlo, sono solo un pò confusa ma potrebbe essere colpa del mal di testa. O del fatto che ho troppi sogni e l'incertezza del domani.

Lulù

10/11/2006

Festa del volontariato

Il CSVE (Centro Servizi per il Volontariato Etneo) presenta la Festa del Volontariato "Andiamo in tanti, andiamo tutti... per realizzare insieme un grande evento di solidarietà"  che si terrà a Catania l'11 e 12 novembre 2006 presso il Centro Fieristico "Le Ciminiere".
La manifestazione è un'occasione di ritrovo e di confronto fra tutte le associazioni di volontariato operanti nei vari settori all'interno della provincia di Catania.

Ci saranno musica, video, animazione, mostre, incontri, stand informativi... e anche io! Veniteci a trovare ^__^ 
ore 10.00 - 20,30.
Ingresso gratuito.

09/06/2006

Dedicato ai bambini, a Peppe e ad Antonino!

Oggi ho avuto la conferma che ciò che sto facendo è proprio quello che voglio e so fare!
Con le altre tirocinanti, l'associazione e i genitori dei bambini abbiamo organizzato una piccola festicciola per la fine del corso. E' stato bello stare tutti insieme, anche se c'era qualche muso lungo, molti bambini infatti erano tristi e qualcuno ha fatto anche i capricci perchè non voleva andar via, qualcuno se n'è andato senza salutarmi perchè si è sentito abbandonato, qualcuno mi ha detto che mi vuole per la colonia estiva e una mamma mi ha fatto anche una proposta di lavoro per continuare a lavorare con suo figlio, un bambino che adoro, anche se non è poi così difficile volergli bene, basta starci accanto un po' e ti conquista al volo!
Mi sono sentita voluta e amata, per quei ragazzi sono stata qualcosa di importante, mi hanno cercata i giorni in cui non sono potuta andare al tirocinio, si sono anche arrabbiati per questo e se qualcuno mi ha perdonato, qualcuno altro no. 
Che emozione vedere il laboratorio per un'ultima volta, i bambini tutti insieme, i genitori, le colleghe, persone che hanno un cuore immenso.
E poi i baci che ho avuto da quei bambini e gli abbracci e i sorrisi e le nostre piccole vittorie... sono stati due mesi bellissimi anche se pieni e a volte faticosi, ma che non dimenticherò mai! Questa è stata la mia prima esperienza sul campo, spero ce ne saranno tante altre e spero di ricordare tutte le volte che le difficoltà possono essere superate con un pizzico di pazienza e tanto amore.
E per finire appena tornata a casa una bambina che abita nel mio palazzo mi è venuta incontro per salutarmi e mi ha abbracciato. E' compagna dei giochi del mio alunno e mi sa che lui le ha parlato fin troppo bene di me e non solo a lei, già altre due mamme mi hanno detto che per il prossimo anno scolastico vorrebbero che facessi il doposcuola ai loro figli, sapete comincio a credere che sono un po' brava, ma il fatto è che adoro i bambini e piu' amore dai a loro e più loro ne danno a te.
Dedico questo post a loro e a Giuseppe alias Krypto, che due giorni fa ha marinato la scuola per andare al mare ma monello per come è ha fatto una bravata, che per fortuna si è conclusa con una trentina di punti alla testa... Peppino sta più attento la prossima volta e poi la lezione l'hai capita, era meglio il compito di matematica!
Tanti auguri di pronta guarigione a Peppe e....................
TANTI AUGURI di buon compleanno a mio fratello ANTONINO!
TVB anche se sembra tutto il contrario!!

Lulù 

29/04/2006

Eddie chi?

Il mio alunno è un amore di scolaro, non si lamenta mai e mi chiede sempre di studiare un altro pò, tranne quando alla tv c'è il wrestling, ne va matto.
Oggi il ragazzino che seguo al tirocinio, dislessico e iperattivo, ha smesso di farmi disperare appena gli ho promesso un cd con le immagini di Eddie Guerrero, con la scusa che non sapevo chi fosse gliel'ho fatto pure scrivere e poi ha letto e lavorato.
Ho finalmente capito come devo fare per farmi ascoltare, quando comincia a seccarsi e non vuole più leggere basta fermarsi un momento e parlare di ciò che gli piace, della musica che ascolta, dei suoi beniamini... e poi riportarlo alla lettura pian piano. Ormai conosco le sue difficoltà, i suoi punti deboli e so aiutarlo e cosa più bella so farmi ascoltare senza ricorrere all'autorità che con lui serve ben poco. E si sta affezionando, non vuole lavorare con nessun altro se non con me e poi mi da solo 18 anni ^__=
Invece non sono ancora riuscita a trovare un punto di incontro con l'altro ragazzino che seguo, ma non demordo... 
Sto lavorando con ragazzi adorabili, furbi, svegli, testardi molto testardi e che a guardarli in quegli occhioni si prova una strana sensazione, a volte di smarrimento, altre volte di gioia immensa. E adesso non voglio nemmeno pensarci che tra qualche settimana quando il corso sarà finito non li rivedrò più e al posto loro verranno altri ragazzi, altre storie, altre grandi difficoltà e piccole vittorie. 

Lulù

08/04/2006

Sono una tirocinante!

Stamattina dovevo studiare ed invece mi sono messa a fare le pulizie, volevo scaricare la tensione e tornare a studiare. E invece niente! Mi tremavano le gambe e le braccia e ho sgranocchiato di tutto! E mi sentivo arrabbiata perchè tra qualche giorno ho un presame e invece di studiare ero in preda ad una crisi d'ansia.
Sono arrivata all'associazione con mezz'ora d'anticipo e così tra imbarazzo e qualche gaff è iniziato il mio periodo da tirocinante in una struttura che porta avanti un duplice progetto: un corso di informatica per ragazzi diversabili e interventi educativi nel territorrio diretti a bambini socio-culturamente svantaggiati. Oggi ho toccato con mano il primo progetto e mi sono accorta che una cosa è leggere da un libro e un'altra vedere e lavorare realmente con chi presenta delle disabilità.
Ho guardato negli occhi alcuni bambini e ho visto degli occhi vivi ma anche la loro fragilità.
Chissà come andrà, chissà se sarò brava! Intanto oggi sono stata più impacciata di una bacchetta di legno, almeno all'inzio, poi ho cominciato a sorridere e quando sono stata ricambiata mi sono finalmente sentita bene!

Lulù

02/04/2006

Tirocinio

Dal 6 aprile comincio il tirocinio in una struttura per bambini e ragazzi diversabili. Sono contenta ed emozionata perchè questa esperienza rappresenta il mio banco di prova, in quanto metterò in atto le teorie studiate sui libri, ma ho anche paura di non esserne all'altezza, di fallire, di non riuscire a separare i miei sentimenti dalla professionalità che dovrei avere, il burn out.
E' stato emozionante leggere il regolamento, firmare il contratto, le cluasole sulla privacy, mi sono sentita in "gioco", finalmente ci sono dentro mi sono detta e adesso ho paura di iniziare...
Fatemi gli auguri,

Lulù

29/01/2006

Un ragazzino adorabile!

Da oggi sono una maestrina del doposcuola, infatti nel pomeriggio ho dato ripetizioni di inglese e di informatica ad un bambino di quinta elementare. Abita nel mio stesso palazzo, lo conosco fin da quando era piccolo piccolo. Purtroppo vive una condizione di marginalità in classe, in quanto non ha il computer. Le nuove tecnologie che in ambito educativo dovrebbero contribuire alla piena integrazione degli allievi nelle scuole italiane tendono a metterli da parte! E' incredibile e ingiusto! La sua maestra fa studiare geografia e storia tramite la creazione di power point, cosa sbagliata visto che molti bambini non hanno il pc e cominciano a provare un senso di frustazione che sicuramente non fa bene nè alla loro crescita educativa nè tanto meno alla loro autostima! 
Lui è dolcissimo, un angioletto. Io di solito aiuto le mie cuginette con i compiti, ma loro sono più vispe e sono costretta a qualche rimprovero. Invece lui è così calmo e si vede che ha una gran voglia di recuperare.
Ammetto che inizialmente mi sono sentita un po' smarrita, non sapevo da dove cominciare in quanto ha diverse lacune, ma tutte recuperabili con un impegno progressivo e continuo.
Appena tornato a casa, la mamma mi ha detto che non lo vedeva così entusiasta di fare qualcosa da diverso tempo. Mi sono sentita capace e brava. E contenta!

tua per sempre Lulù

23/01/2006

Io? Diversabile!

Ho avuto un figlio diversabile: ridefinire i progetti
di: Claudio Imprudente
Come tutti sanno, ogni bambino che dovrà venire alla luce è immancabilmente oggetto-preda di un progetto più o meno definito che i genitori fanno su di lui. Ma cosa accade quando il figlio che nasce è diversabile? La menomazione del figlio provoca un brusco annullamento di tutti i progetti e di tutte le sicurezze createsi nei nove mesi di attesa, toglie ogni punto di riferimento a questo processo di identificazione in quanto i genitori si trovano improvvisamente messi a confronto con una immagine del bambino e di se stessi che non riescono ad accettare. E qui sta il punto: la sola possibilità di esser parte di quel loro prodotto porta i genitori, il più delle volte, ad un rifiuto del figlio diversabile. Tale rifiuto viene mascherato e trasformato in una forma di iperprotezione, ma ciò non riesce a nascondere il senso di colpa che comunque il genitore deve affrontare poiché, di fatto, si ritiene colpevole del deficit del figlio. Nella mia esperienza personale questi meccanismi si sono verificati tutti ma con una piccola differenza: i miei genitori seppero dei miei deficit solo due mesi dopo la mia nascita; e fu una doccia fredda sia perché di questi problemi loro non sapevano assolutamente nulla - siamo nel l960 - sia perché ne furono informati da un medico che non spiegò loro nulla. Un medico, quello incontrato dai miei genitori, che, bontà sua, il meglio che seppe fare fu di indirizzarli ad uno specialista, affrettandosi comunque a sottolineare l'inutilità della cosa perché, secondo lui, quel bambino non avrebbe mai camminato né parlato, né condotto quello che si usa definire una "vita normale". Naturalmente, ai miei come a tanti altri genitori accomunati da analoghi problemi, rimaneva una disperata speranza, quella di riuscire a portare il proprio bambino verso la normalità aiutati dalla medicina moderna, nel limiti del possibile. È proprio questa mentalità che crea nei genitori del diversabile, un atteggiamento sbagliato: si vede il figlio unicamente come un tipo particolare di persona da ricondurre alla normalità, un soggetto a cui manca la capacità di svolgere determinate funzioni. Nasce così, attorno al cosiddetto disabile, ma sarebbe meglio dire al non-abile normalmente, al non-normodotato, un clima assistenziale, che può solo portare a risultati negativi perché non aiuta né lui né gli altri. E poi, che cos'è la normalità? Chi la stabilisce? La nostra società ha costruito l'immagine dell'"essere umano tipo" - bello, intelligente, ricco... alla quale tutti devono conformarsi per essere accettati. Naturalmente il diversabile non può assolvere del tutto a tale compito, quindi... o lo si nasconde o lo si compatisce!
Crescere nel rispetto Non si contano così le persone frustrate e infelici, sia tra i disabili che tra i loro genitori, e non solo tra loro! Io mi ritengo fortunato perché, fin da molto piccolo, sono stato trattato dai miei come un qualunque genitore tratta il figlio che ama. È stato fondamentale sentirmi stimato ed accettato per quello che ero e non per quello che avrei o non avrei potuto diventare, il sentire che non facevano distinzioni tra ciò che ero fisicamente e ciò che ero interiormente. Per loro io sono sempre stato Claudio e basta. Ricordo che non si sono mai vergognati di portarmi fuori, in mezzo alla gente: ai giardini per giocare con gli altri bambini, a guardare le vetrine dei negozi del centro, al ristorante e, la domenica, a fare qualche giro in collina o al cinema; per le vacanze poi, si andava in montagna oppure al mare a prendere il sole e a fare il bagno. I miei genitori parlavano con me in continuazione, facendomi partecipe dei loro problemi e delle loro gioie. Quando si trattava di fare delle scelte, non decidevano mai per me. Questo io lo chiamo rispetto, rispetto assoluto, per la mia personalità! Fin dall'inizio, la mamma ha cercato di stimolare in me indipendenza: ero l'unico responsabile delle mie azioni. Nelle situazioni critiche (litigi con i compagni, rimproveri da parte dei professori...) la famiglia non prendeva sempre le mie difese e, pur interessandosi a quello che succedeva fuori casa, lasciava che i "nodi" me li sbrogliassi da solo. È importante che i genitori, tutti i genitori, non prendano il posto dei figli affinché questi possano maturare responsabilmente. Sono sempre stato metodicamente spinto ad uscire dalla piccola e rassicurante cerchia famigliare perché il contatto con la scuola, gli amici e il mondo esterno in generale è importante per lo sviluppo sociale di un ragazzo: di tutto ciò i miei genitori capivano l'importanza. Anche per quanto riguardò il capitolo scuola fui lasciato nella più ampia autonomia.
Mamma Rosanna racconta... Ho pensato di farvi raccontare i miei primi anni da qualcuno che direi mi conosce bene, una persona a caso: mia mamma. Un amico insegnante, Riziero Zucchi, le ha rivolto qualche anno fa delle domande per capire meglio il punto di vista dei genitori di figli diversabili, come si rapportano all'esperienza scolastica dei figli e in generale alla loro crescita.
Z: "Vorrei chiederle di raccontarci l'esperienza scolastica di Claudio, a partire sin dall'inizio". R: "Ha avuto un'esperienza meravigliosa in una scuola speciale per spastici; c'erano solo spastici, non ce n'erano altri. Le scuole speciali erano una rovina, è vero, perché non davano risposte adeguate a diverse esigenze: c'era il disabile fisico, c'era il mentale, c'era l'eccitato e il povero ragazzo in carrozzella era il più abbandonato perché bisognava stare dietro a quello che correva fuori. Invece lì erano tutti nelle stesse condizioni, più o meno gravi, ma nelle stesse condizioni. Avevano una maestra unica tutto il giorno, terapisti, logopedisti, insomma avevano tutto. Gli hanno persino insegnato a usare il denaro, attraverso un mercatino che, a scadenza quindicinale, era organizzato nella scuola. Loro dovevano andare con un po' di soldi e potevano comprarsi qualche cosa. Un giorno sono arrivata a prendere Claudio e c'era una bambina spastica che piangeva perché non poteva comperare niente, si era dimenticata i soldi. Io volevo dare i soldi e stavo per darli ma l'assistente sociale mi ha detto: ‘No signora, perché allora non impara a starci dietro: si è dimenticata di chiederli alla mamma e vedrà che quest'altra volta non si dimentica'. Quindi una scuola che l'ha preparato davvero molto bene. Quando è passato alle medie aveva un corredo culturale molto buono, però ha avuto la sfortuna, tra virgolette, di incontrare tre ragazzi, proprio delle pesti, che però si erano attaccati a lui e lo portavano fuori, lo tiravano fuori dalla classe".
Z: Noi abbiamo notato che i bambini, quelli definiti più cattivi, alla fine sono quelli più attaccati e più bravi. R: "Io in classe ho avuto un ragazzo spastico, quando ancora non si prendevano, e in banco vicino a lui è andato un altro ragazzino che stava ripetendo la prima media perché non aveva nessuna voglia di studiare, non era mai attento. Vicino al ragazzo disabile ne è diventato il paladino, e stava molto più attento. Una volta che ho sgridato Fabrizio perché rideva, lui mi ha apostrofato: ‘Signora perché lo sgrida?' e io ‘Perché lui è un ragazzo di questa classe e deve stare attento come stai attento tu!'. Il ragazzo poi mi è venuto a dire: ‘Signora grazie!'.
Z:"Claudio alle medie ha trovato questi amici, dicevamo...". R: "Gli è passata un po' la voglia di studiare, c'era poi anche il fatto che alle medie si studia di più e lui tutti i pomeriggi doveva andare a fare terapia. Per fare terapia venti minuti doveva stare via almeno tre ore, perché il pulmino lo veniva a prendere, lo portava e lo riportava a casa. Poi al liceo non si è trovato bene, i professori non lo interrogavano, avevano paura e quindi fatto il terzo anno, quando aveva già iniziato a fare filosofia dove andava molto bene e il professore era entusiasta, io gli ho detto: ‘Claudio, o cambiamo liceo e andiamo da un'altra parte oppure te ne stai a casa'; lui ha scelto di stare a casa, ha cominciato a leggere. E così è rimasto a casa."
Z: "Da tempo lavoriamo con i genitori perché crediamo nella valorizzazione della consapevolezza e della scienza dei genitori. Io lavoro nella scuola e vedo che la scuola disprezza i genitori. Noi pensiamo che i genitori dei ragazzi handicappati per necessità debbano essere dei genitori speciali. Mi interessava innanzitutto il suo parere su questo e sul percorso con Claudio; ma soprattutto le cose importanti per cui Claudio è diventato quello che è." R: "I genitori di figli disabili devono principalmente considerare i loro figli normali, questo significa non fare la differenza ‘Lui non può fare questo, non può fare quest'altro...' Io Claudio l'ho sgridato e continuo a sgridarlo. Per me lui è normale ma lo è sempre stato, così è per me e lo era anche per mio marito. Anche loro come gli altri bambini devono stare fuori. Capiterà che si sporchino, che si facciano male, si graffino ma come tutti gli altri. Quindi bisogna dare fiducia, non tenerli chiusi in casa perché altrimenti non crescono, restano eterni bambini."
Z: "Lei prima mi diceva della crescita di Claudio, e della continua sollecitazione..." R: "Continua, continua. Leggergli, parlargli continuamente, metterlo di fronte alle responsabilità. Ricordo che io e mio marito avevamo l'abitudine alla sera di giocare a carte per passare un po' il tempo. Noi giocavamo e Claudio stava vicino a noi, così scriveva i numeri e teneva i conti sul tavolo di marmo. Faceva il segnapunti; naturalmente ci voleva più tempo, ma noi aspettavamo, senza brontolare e lui ha imparato a fare questo. Il tavolo dopo era da pulire, è vero, però se i bambini giocano per terra dopo c'è da pulire per terra, lui giocava sul tavolo... Bisogna principalmente dare fiducia. Si soffre molto, perché lasciarlo andare fuori con un amico la prima volta è molto faticoso, perché non si sa quello che succederà, eccetera. Ma tenerlo in casa è peggio: lo si rovina.
Z: "Secondo lei che cosa frena le mamme di bimbi disabili a dare fiducia?" R:" Due sono le cose, intanto si sentono peccatrici, cioè si sentono addosso la colpa di aver dato l'handicap al figlio."
Z: "Ma chi glielo da questo senso di colpa?" R: " La gente perché dice: "Come sei stata disgraziata, sfortunata." Questo senz'altro; la gente. E poi, non saprei..."
Z: "Io ho un sospetto: che a volte ci siano molti medici che hanno questo atteggiamento nei confronti della disabilità, cioè danno delle diagnosi che sono delle pietre tombali: ‘Signora suo figlio non ce la farà mai!' R: "A me è capitato questo, il bambino era molto sveglio quindi anche la dottoressa che l'aveva assistito la prima notte che ha avuto le crisi fortissime, non mi ha detto che cosa pensava. Mi ricordo che Claudio è nato in marzo e verso Natale, la dottoressa, con il marito medico dell'ospedale, mi dice: ‘Signora venga che facciamo vedere il bambino anche a mio marito' e il marito sento che le dice: ‘Guarda, quello che ti posso dire è che questo ragazzo è molto presente'. Ancora però non si capiva quello che si poteva fare o no ma non mi ha detto che cosa era capitato. Non ci pensavo a una cosa simile perché essendo piccolo non stava in piedi quindi era naturale che non stesse diritto. Poi dopo abbiamo capito che c'era qualcosa e sono andata da uno specialista. Questo duramente mi ha fatto i complimenti perché : ‘Signora lei ha capito subito che suo figlio non è normale...proprio ieri sera ho visto un documentario della Carlo Erba - guardi ricordo anche questo - di un istituto che hanno aperto a Firenze, lo porti in istituto.' Io sono andata a vedere questo istituto, ho parlato con il direttore che mi ha consigliato di trasferirmi a Firenze e mi dice: ‘Si prenda una cameretta così io faccio fare terapia a suo figlio. Io ho pensato che sarebbe stato un danno enorme portarlo via dalla casa, dal padre, io fuori casa e tutto il resto. Nel mio caso sono contenta di non averlo fatto'.
Z: " Le volevo chiedere signora, in che modo Claudio l'ha fatta crescere come persona?" R: "Dunque, io sono sempre vissuta in mezzo ai ragazzi, con il mio lavoro di insegnante ero assieme ai ragazzi. Quando è nato lui e ho capito cosa aveva, lui aveva già più di un anno, mi sono sentita molto responsabile rispetto ai ragazzi. Potrà sembrare strano ma io mettevo prima loro e poi Claudio: quando ero con loro dovevo pensare solo al lavoro, non a mio figlio. Questo pensiero mi ha aiutato, mi ha dato maggior forza ".
Tratto dal libro "Una vita imprudente" di Claudio Imprudente, Trento, Erickson, 2003

Claudio Imprudente è il Presidente dell'Associazione "Centro Documentazione Handicap" di Bologna e direttore editoriale della rivista HP Accaparlante.
Ha coniato una nuova espressione "diversabile" per sostituire parole che hanno subito un deterioramento semantico come handicappato, deficiente, idiota parole che sono entrate nella lingua comune come delle offese quando in realtà erano di tipo scientifico, ma anche in sostituzione della parola disabile, che verte sulla mancanza di abilità e spinge a considerare la persona con minorazioni o deficit un ostacolo, un intralcio per la società.
Ad essere handicappata, a mio parere, è la società nel senso che manca di sensibilità e rispetto. Promuovere le differenze è l'unica via percorribile, partendo dalle risorse di ciascuno siano esse più o meno "grandi".
Per un mondo diversabile,

tua per sempre Lulù

Ps: perché l'ignoranza è la peggiore malattia! (Masini)

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